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Grandi furti

Scritto da Gabriella   
Domenica 09 Gennaio 2011 19:34
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Furti di opere d’arte

La storia del collezionismo d'arte è costellata di episodi sgradevoli e truffaldini.

Tra questi quella dei furti è certamente la più dolorosa, soprattutto quando ad essere rubata è l'opera d'arte di un museo la cui perdita diventa un danno per l'intera collettività che viene privata di un patrimonio culturale irripetibile.

Il lunghissimo elenco dei furti è una lista che comprende opere o oggetti d'ogni genere e d'ogni tempo. Pittura, scultura, antiquariato, libri antichi, monete, violini di Stradivari e persino uova fossili di dinosauro, che furono fatti sparire da una collezione privata di Manila.

Nella storia dell'arte rubata l'episodio più clamoroso resta il furto della Gioconda, scomparsa dal Louvre nel 1911 e ritrovata due anni dopo a Firenze sotto il letto dell'imbianchino Vincenzo Peruggia, un emigrante rientrato dalla Francia che aveva trafugato il capolavoro leonardesco, a suo dire per motivi patriottici, nascondendolo dentro il cappotto.

Tuttavia molti capolavori sono stati rubati non solo nelle sale dei musei, ma anche nelle stanze di proprietari distratti e poco accorti che, per disattenzione o mancanza di adeguati allarmi, hanno subito un danno economico e un'inguaribile ferita nella loro passione collezionistica.

Furti a volte commissionati con precisione da altri fanatici amatori oppure per chiedere un riscatto alla stregua di un sequestro di persona, sebbene non siano mancati anche i casi di collezionisti che hanno mentito e inscenato il furto per incassare i soldi dell'assicurazione.

Nell'ultimo periodo, il trafugamento più eclatante è stato quello della Saliera di Benvenuto Cellini, una scultura in lamierino d'oro e smalti alta 26 centimetri sottratta il 10 maggio 2003 al Museo di Belle Arti di Vienna, dov'era protetta da una teca di vetro e moderni sistemi d'allarme.

Realizzata a Parigi, nel 1543, per il re di Francia Francesco I, la Saliera del Cellini viene definita la Monna Lisa delle sculture per la straordinaria bellezza e il valore praticamente inestimabile, tanto da essere assicurata per 50 milioni di euro.

In quegli stessi giorni di maggio sparivano dalla Whitworth Art Gallery di Manchester un Van Gogh, un Picasso e un Gauguin, mentre dal sito archeologico di Pompei i ladri asportavano due splendidi affreschi. Per fortuna, sia i quadri del museo inglese che gli affreschi pompeiani sono stati, nel frattempo, ritrovati.

In Italia, tra i capolavori rubati, il furto più grave resta ancora quello della Natività del Caravaggio, una grande tela rubata a Palermo nell'Oratorio di San Lorenzo (ottobre 1969) e mai più ritrovata nonostante gli sforzi inesauribili degli investigatori, in particolare del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri.

La sottrazione di un'opera di così grandi dimensioni e la sua rischiosissima custodia per 36 anni restano un mistero inspiegabile, al punto che si è pensato di attribuirne la responsabilità alla mafia siciliana e s'ipotizza, purtroppo, l'avvenuta distruzione del prezioso dipinto quando i responsabili hanno capito di avere in mano una merce invendibile e ricercatissima dalle forze dell'ordine.

Ma perché si rubano i capolavori e dove vanno a finire? Gli oggetti d'arte o i quadri più conosciuti sono destinati a collezionisti privati danarosi e senza scrupoli, che se li godono in solitudine non potendoli mostrare alla luce del sole. Quelli meno noti ed importanti finiscono sul mercato clandestino dove trovano compratori in buona o malafede che ritengono di fare un ottimo affare, facendosi complici dei ladri e rischiando di essere accusati di ricettazione o d'incauto acquisto.

A differenza di altre refurtive, l'arte rubata - prima di essere venduta - spesso viene occultata anche per quattro o cinque anni affinché il furto sia dimenticato e si allenti la pressione degli investigatori.

Milano costituisce un importante terminale delle opere trafugate in Italia, soprattutto per la vicinanza della Svizzera dove passava gran parte della refurtiva, almeno fino agli Accordi di Schengen del 1997 che hanno certamente facilitato ogni tipo d'illecita esportazione.

Ma com'è possibile trasportare oltre frontiera quadri di artisti famosi, enormi polittici, pesanti anfore greche o romane, teste di marmo e gigantesche urne funerarie? Il taglio è il sistema più diffuso. Non ci si fa scrupolo di tagliare le pale dei polittici in legno o tele di grandi dimensioni, le cui parti vengono opportunamente sistemate in cornici d'epoca che ne facilitano lo smercio e rendono più difficile il riconoscimento.

Stessa sorte è riservata ai voluminosi reperti archeologici che vengono smembrati, trasferiti all'estero e poi abilmente ricomposti con ricuciture così perfette, sulle anfore soprattutto, da ingannare persino gli esperti. Innumerevoli possono essere i mezzi di trasporto: auto, Tir, vagoni-letto, valigie diplomatiche, un insospettabile ombrello; talvolta il ladro richiede l'autorizzazione per esportare un quadro di scarso valore dietro il quale può nascondere un Botticelli o un De Chirico.
I mercati clandestini dell'arte rubata si concentrano in
Germania, Giappone, Stati Uniti (Florida, Texas, California) ed Emirati Arabi.

Una difficoltà oggettiva per gli investigatori è quella di preservare, sempre e comunque, l'incolumità delle opere d'arte. Ciò significa che, mentre nei furti comuni prima si arresta il ladro e poi ci si preoccupa della refurtiva, un Tiepolo, un Van Gogh o uno Chagall non si fanno due volte e quando il ladro si sente braccato può distruggerli per cancellare ogni prova. Ciò comporta estrema cautela nelle indagini e, anche quando il responsabile è stato individuato, si aspetta ad arrestarlo dopo aver recuperato l'opera d'arte.

Nella storia dei grandi furti d'autore si mescolano successi ed insuccessi. Tra i ritrovamenti più importanti vanno ricordati La Muta di Raffaello, La Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, Il Grido di Edvard Munch. Sembrano, invece, spariti nel nulla i dipinti di Rembrandt e di Renoir spariti da Stoccolma nel 2000 e due capolavori di Van Gogh rubati ad Amsterdam nel 2002.

Va ricordato che statisticamente Van Gogh è uno dei pittori più amati dai ladri, essendo ricercatissimo da quei collezionisti folli di cui si è parlato e che sarebbero disposti a pagare cifre altissime pur di possederne uno. Per altri capolavori mai ritrovati si è stanziata una taglia vera e propria come i 5 milioni di dollari promessi a chi farà ritrovare il Concerto di Jan Vermeer, rubato al Gardner Museum di Boston nel 1990.

Talvolta il recupero viene reso difficoltoso dalla mancanza d'immagini che rendono quasi impossibile il ritrovamento. Il caso più clamoroso d'incredibile mancanza d'immagini è quello di un El Greco ed un Goya scomparsi nel 1987 dal Museo Juan B. Castagnino di Rosario in Argentina.
La mancanza d'immagini fotografiche si verifica soprattutto per le innumerevoli opere d'arte custodite nelle chiese italiane che, non a caso, restano i luoghi presi maggiormente di mira dai malviventi. Per tale motivo va raccomandato a tutti, parroci o collezionisti, di fotografare sempre ciò che si possiede, perché senza la foto diventa difficilissimo recuperare il dipinto, la scultura, l'oggetto sacro o d'antiquariato malauguratamente trafugati.

Il Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri ha sempre sostenuto che l'opera fotografata è un'opera mezzo salvata.

www.ilcollezionista.it

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Aprile 2014 17:48
 

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