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La lingua latina nella botanica

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Cultura
Scritto da Naide   
Domenica 22 Gennaio 2012 20:23
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Confusione dall'abolizione del latino dalla botanica

 

Il Congresso internazionale di botanica nella sua assemblea annuale del luglio scorso a Melbourne, in Australia, ha approvato a larga maggioranza l'abolizione del latino come lingua comune nella denominazione e classificazione delle piante; la decisione è stata presa alla luce delle nuove scoperte ed alla necessità quindi di trovare delle terminologie più moderne.

La lingua suggerita per la catalogazione delle nuove specie dovrebbe essere, naturalmente, l'inglese ma con la possibilità di usare anche lingue diverse. Non è d'accordo sulla decisione il conservatore del "Giardino della Minerva" a Salerno, l'orto botanico più antico d'Europa, Luciano Mauro.

 

"L'uso del latino è ormai consolidato, ci dice, non vedo la necessità di un cambiamento che mi sembra possa solo creare della confusione. Quello della lingua da usare per dare un nome alle piante poi, è un falso problema, la vera innovazione sarebbe invece se si adottasse un nuova chiave di riconoscimento per l'identificazione delle piante.

 

"Quello attualmente ed universalmente in uso infatti, il metodo linneiano, si basa sull'osservazione del fiore della pianta, continua Mauro, un sistema complicato non comprensibile a tutti che ha funzionato per tanti anni ma di cui cominciano ad avvertirsi i limiti. Sarebbe meglio adottare un metodo che proceda mediante l'applicazione di chiavi dicotomiche, cioè attraverso la scelta continua fra successive coppie di caratteristiche proprie della pianta che osserviamo, dalla disposizione delle foglie a quella dei rami.

 

Questo porterebbe ad una "frequentazione" più diffusa della botanica, conclude, applicando cioè un metodo che consenta di dare a tutti la possibilità di dare un nome alle piante che vedono".

 

La "Guida botanica d'Italia" curata da Eugenio Baroni ed edita nel 1932 è forse l'esempio di guida dicotomica più noto nel settore degli studi naturalistici su cui si sono formate generazioni di botanici italiani.

 

Il metodo adottato è appunto quello della chiava dicotomica che, anche se di semplice utilizzo, richiede conoscenze e competenze di un certo livello; infatti quando si cita la categoria degli studenti, ci si riferisce a quelli di livello universitario, oppure agli ''amatori'' più preparati. Ma ciò che conta è la metodologia che consente un approccio veramente efficace ai problemi di descrizione e di identificazione degli organismi.

(Adnkronos)

 

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