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Alfano boccia le primarie nel Pdl

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Giornalismo
Scritto da francesco   
Domenica 04 Settembre 2011 18:10
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Secondo Alfano è inutile fare le primarie per la scelta del leader del Pdl quando si sa che il popolo Pdiellino sceglierà comunque Berlusconi perché è lui il catalizzatore del partito e solo in lui vedono la leadership, pertanto sarà lui a presentarsi alle prossime elezioni.

Questo, in sintesi il ragionamento del segretario del Pdl Angelino Alfano.

Dopo le polemiche all’interno del partito tra coloro che vogliono le primarie e chi no, il segretario da una linea chiara e definitiva: niente primarie che, tra l’altro, definisce “un sacrificio organizzativo inutile”.

Dunque, dopo un tenue spiraglio di democrazia interna, ecco che il delfino scelto da Berlusconi alla dirigenza del partito pone una condizione primaria per la sopravvivenza del partito stesso: senza Berlusconi si muore! Condizione che spegne, praticamente ancora sul nascere, qualsiasi sintomo malsano di democrazia interna o di rinnovamento.

Questo significa quello che si sa da sempre: il Pdl esiste nella misura in cui esiste Berlusconi? O serve al nuovo segretario a porre le basi per la sua futura leadership nel partito?

Probabilmente tutte e due. Se si considera il partito come un organismo chiuso e statico, come è stato considerato da Berlusconi, è facile intravvedere nella decisione del segretario di sopprimere le primarie come mezzo di assicurarsi la successione a Berlusconi. Eliminando le primarie come metodo per la scelta del leader, il segretario del Pdl lancia l’avviso a quanti vorrebbero “modernizzare” il partito in senso liberale(?) che ciò non è possibile.

L’impossibilità deriva dal fatto che il Pdl, in realtà, non è un partito ma un’associazione, un organismo politico, nata per la difesa di interessi particolari, pertanto, non può funzionare come un qualsiasi partito. A questo, bisogna aggiungere che, ruotando, il partito, intorno a un solo personaggio che fa da fondatore, coadiutore e decisionista, inserire un metodo democratico per la sua scelta sarebbe come uccidere il principio base del partito stesso, ovvero, il partito come proprietà!

Il leader, dunque, non può essere l’espressione di una corrente interna -  perché non possono esistere correnti – e neanche essere soggetto al volere di un’assemblea. pertanto, essendo il segretario scelto dal fondatore Berlusconi,  diventa lecito presupporre che sarà, in futuro, il prossimo padrone del partito.

Fonte notizia: la repubblica.it
Ultimo aggiornamento Domenica 04 Settembre 2011 18:29
 

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