10 giugno 1940, l’Italia entra in guerra

La seconda guerra mondiale è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 vide confrontarsi da un lato le potenze dell'Asse, all’inizio Germania e Austria e dall'altro i paesi alleati, primi fra tutti Gran Bretagna e Francia.

Viene definito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la Grande Guerra, vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran parte del pianeta.

Inizia il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania; termina, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, nel teatro asiatico, il successivo 2 settembre con la resa dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

È considerato il più grande conflitto armato della storia, costato all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti.

Le popolazioni civili si trovarono, infatti, direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive, spesso deliberatamente indirizzate contro obiettivi non militari.

Nel corso della guerra si consumò anche la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti degli ebrei, delle etnie Rom e Sinti, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova, dei Polacchi e di altre popolazioni slave.

Al termine del conflitto si instaurò un nuovo ordine mondiale fondato sulla contrapposizione tra Stati Uniti ed Unione Sovietica nota come "guerra fredda", mentre l'Europa, ridotta ad un cumulo di macerie, proseguendo l'involuzione iniziata con il primo conflitto mondiale, perse definitivamente la propria egemonia sul pianeta.

L'inizio del conflitto

Il 1º settembre 1939 alle 04:45 di mattina, i tedeschi scatenarono la campagna di Polonia secondo il Fall Weiss ("Piano Bianco"): cinque armate della Wehrmacht, forti di 1 850 000 uomini e 2 650 carri armati, appoggiate da 2 085 aerei della Luftwaffe, invasero la Polonia con un attacco a tenaglia, impiegando l'innovativa tattica militare della guerra lampo o Blitzkrieg.

Il 3 settembre 1939 Gran Bretagna alle 11:45 e la Francia alle 17:00, dopo aver inviato il giorno precedente un ultimatum che non ricevette risposta, dichiararono guerra alla Germania.

Il 17 settembre, sulla base degli accordi stabiliti dal Patto Molotov-Ribbentrop, l'Unione Sovietica invase a sua volta la Polonia, occupandone la parte orientale.

Altre periodizzazioni, meno tradizionali, fanno risalire concretamente l'inizio del conflitto con eventi bellici precedenti scatenati dalle tre Potenze del successivo Patto Tripartito: l'aggressione italiana all'Etiopia, la guerra di Spagna o l'attacco giapponese alla Cina.

La seconda guerra mondiale in Europa durò dal 1º settembre 1939 all'8 maggio 1945.

Il teatro europeo fu quello tecnicamente più complesso, nonché quello dove si contò il maggior numero di morti, sia militari che civili.

Si può considerare incluso nel teatro europeo anche l'Oceano Atlantico, poiché tutte le battaglie navali combattute nell'Atlantico riguardarono essenzialmente nazioni europee.

Si calcola che furono 55 milioni, tra militari e civili, gli europei a perdere la vita nel conflitto mondiale, la grande maggioranza nell'Europa orientale (ad attestare la violenza dell'occupazione nazista nelle nazioni slave).

I morti furono tra i russi 20 milioni (di cui 7 in operazioni militari), tra i polacchi quasi 6 milioni (il 20% dell'intera popolazione), più di un milione e mezzo gli iugoslavi, 620 mila francesi, 300 mila italiani, 280 mila inglesi.

E poi ancora, tra i tedeschi, un milione e mezzo di morti in operazioni militari, 2 milioni dispersi, un milione e mezzo di prigionieri, molti dei quali avrebbero perso la vita nei campi di concentramento sovietici.

Germania

Il duro trattamento subìto in seguito alla sconfitta nella prima guerra mondiale in base a quanto stabilito dal Trattato di Versailles (Dolchstoßlegende), e le successive difficoltà economiche, aggravate dalla crisi mondiale del martedì nero, causarono un profondo malcontento nel popolo tedesco e favorirono la diffusione delle idee nazionalsocialiste di Adolf Hitler e del suo movimento politico.

Dopo una rapida ascesa politica, il movimento nazista prese le redini del potere in Germania, assumendo il controllo totale dello Stato.

La politica estera hitleriana divenne via via sempre più aggressiva: ignorando i vincoli imposti dal trattato di Versailles, nel corso di pochi anni venne riarmato l'esercito, il 7 marzo 1936 fu rimilitarizzata la zona di confine con la Francia (la Renania), il 12 marzo 1938 fu sancita l'annessione dell'Austria (Anschluss), e con la Conferenza di Monaco, il 1º ottobre 1938, l'annessione della regione dei Sudeti (Cecoslovacchia) e, il 13 marzo 1939, quella di Boemia e Moravia.

Poco prima dell'inizio del conflitto, il 23 agosto 1939, la Germania aveva stipulato un patto di non aggressione (Patto Molotov-Ribbentrop) con l'Unione Sovietica, mentre ripresentava le sue pretese territoriali su parte della Polonia, il corridoio di Danzica.

La Polonia rigettò tali pretese e la Germania, il 1º settembre 1939, la invase con un pretesto, il cosiddetto incidente di Gleiwitz.

Italia

In Italia il 31 ottobre 1922 era salito al governo Benito Mussolini.

Con questi ebbe inizio una politica espansionistica, e il 2 ottobre 1935 prese il via la campagna d'Etiopia, tesa a creare un impero coloniale.

Il 9 maggio 1936 venne proclamato l'Impero.

Il 7 aprile 1939 l'Italia invase l'Albania e due giorni dopo ne sancì l'annessione.

Nonostante la tensione tra Italia e Germania creatasi al momento dell'annessione dell'Austria, nel maggio 1939 Mussolini strinse il "Patto d'acciaio" con la Germania, per poi dichiararsi, allo scoppio del conflitto, non belligerante.

Giappone

L'Impero giapponese invase la Cina nel settembre del 1931, usando la messa in scena del sabotaggio ferroviario di Mukden come pretesto per l'invasione della Manciuria.

Anche se il governo giapponese si oppose all'azione, l'esercito fu in grado di agire in maniera indipendente e instaurò un governo fantoccio, creando uno stato separato: il Manciukuò.

Spagna

La Spagna di Francisco Franco decise di adottare una linea di non belligeranza nei confronti della Germania.

Dopo la sconfitta della Francia nel giugno 1940, la Spagna adottò una non-belligeranza favorevole alla Germania (offrendo per esempio l'utilizzo di basi navali alle navi tedesche) fino al ritorno alla completa neutralità nel 1943, quando le sorti della guerra apparvero decisamente sfavorevoli all'Asse.

Franco inviò truppe della División Azul (o Divisione Blu, dal nome del colore del partito della Falange spagnola, i cui membri erano chiamati "camicie blu") per combattere sul fronte orientale contro l'Unione Sovietica.

Successivamente truppe spagnole affiancarono quelle statunitensi nella liberazione delle Filippine dall'occupazione giapponese.

L'Abruzzo nella Seconda Guerra Mondiale

L'abruzzese aveva contribuito alle "guerre del duce" con la consueta disponibilità al sacrificio che lo aveva spinto a partire come emigrante verso terre lontane o come lavorante stagionale o come pastore transumante.

Egli era partito per la guerra d'Etiopia prima, quella di Spagna poi, mosso dalla disoccupazione, dai debiti, dalle dure condizioni di vita, piuttosto che da unanime sincero slancio ideale.

Dopo il 1936 il fascismo si lega a filo doppio con il nazismo: sovverte quei valori ereditati dal Risorgimento e dalla prima guerra mondiale e promuove "culture", come quelle razziali, a cui la popolazione non si ribella apertamente, ma che non comprende poiché non sente come proprie.

L'Italiano, e quindi anche l'abruzzese degli anni '30 si arrangia alla ricerca di una vita tranquilla e spensierata: questo non vale per la gran parte degli abruzzesi, poiché l'Abruzzo si presenta ancora come una regione arretrata e squilibrata.

Per la popolazione abruzzese c'è qualche forma di protesta ed opposizione che porta lentamente al distacco e alla delegittimazione del regime (non a caso definito un "totalitarismo imperfetto"); anche l'opposizione politica si comincia ad organizzare, soprattutto nei centri urbani e nelle fabbriche.

La stretta delle maglie repressive limita di molto l'attività degli oppositori: molti vengono arrestati e inviati al confine o messi in carcere, è da ricordare che l'Abruzzo è stata la regione con la più alta densità di campi di internamento in Italia.

Già immediatamente prima dell'entrata in guerra le condizioni di vita degli abruzzesi peggiorano ancora di più, poiché erano entrate in vigore delle norme che avevano comportato ulteriori tagli sui redditi e sugli ammassi dei prodotti agricoli, generando così un malcontento nei ceti medio-bassi.

La guerra per l'Italia inizia il 10 giugno 1940.

La gran parte dei soldati viene impiegata nei fronti jugoslavo e greco-albanese poi in quelli russo e africano, aggravando così i costi sociali ed economici: il grave momento porta ad una intensificazione della propaganda, che esorta allo spirito di sacrificio, in attesa della sicura vittoria.

Già nel 1942 e nei primi dell'anno seguente la situazione evolve in tutt'altra situazione rispetto a quella auspicata: le gravi condizioni economiche, la diffusa disoccupazione, le disfatte nei vari fronti.

Il 25 luglio 1943 Mussolini è costretto alle dimissioni e viene arrestato.

L'Abruzzo diventa obiettivo strategico e viene colpito da pesanti bombardamenti, come quelli su Sulmona del 27 agosto e su Pescara del 29.

Si arriva così all'otto settembre, all'armistizio; il 9 settembre si forma il Comitato di Liberazione Nazionale.

Gli eventi che seguono immediatamente lo "sfascio" della nazione investono in modo particolare l'Abruzzo.

Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, il 12 settembre viene liberato e portato in Germania.
La Resistenza ha i suoi primi episodi proprio in Abruzzo.

La prima fase di guerra contro i nazifascisti si chiude tra il 5 e il 6 ottobre con l'insurrezione di Lanciano, repressa con durezza.

La situazione è sempre più drammatica: i bombardamenti si susseguono incessanti; la distruzione è totale; Chieti, dichiarata all'inizio del 1944 "città aperta" è piena di migliaia di sfollati; zone come l'aquilano soffrono per la mancanza di rifornimenti; continui sono i rastrellamenti per procurare ai tedeschi "carne da lavoro".

Nasce la linea Gustav che va da Ortona a Cassino, quindi segue i bacini dei fiumi Sangro, Aventino, Alento, le montagne dell'Abruzzo meridionale e dall'alto Molise.

Tutto il territorio della Gustav è interessato: si applica la tattica della "terra bruciata"; si procede con rastrellamenti, saccheggi, stragi.

Ortona viene contesa per due settimane palmo a palmo, sarà per questo chiamata "la Stalingrado d'Italia"; la battaglia del Sangro costa ai soli alleati oltre 1500 morti e 5000 feriti; tutta la "Gustav" è costellata ancora oggi di cimiteri di guerra che ospitano le spoglie di combattimenti di tutto il mondo.

Ma a farne le spese in misura oltremodo maggiore sono i civili; anche chi credeva di aver trovato rifugio sicuro in una piccola località sono coinvolti nella distruzione: è il caso ad esempio degli eccidi di Limmari, presso Pietransieri, frazione di Roccaraso, dove vengono uccise 123 persone, di Gessopalena, con 38 morti, di Filetto e Onna dove per rappresaglia muoiono in totale 31 persone, Capistrello, Sella Sciarelli, Colle Orlando, L'Aquila con i Nove Martiri.

Finalmente la liberazione giunge pure per l'Abruzzo: l'esercito tedesco viene sconfitto, le città man mano liberate.

Le macerie lasciate non sono solo quelle "fisiche" ma anche quelle riguardanti l'odio e la vendetta.

La Chiesa, che in diversi casi si era mostrata accondiscendente verso il regime fascista, mostra invece in più occasioni di essere il vero punto di riferimento per la popolazione, come ad esempio all'Aquila, grazie all'opera del vescovo Confalonieri, o a Chieti, con Monsignor Venturi.

L'Abruzzo, come il resto della nazione, si avvia verso una fase nuova, in cui finalmente si possono pronunciare le parole pace, libertà, democrazia.

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