La Donazione di Costantino
(nota in latino come "Constitutum Constantini", ossia "decisione", "delibera", "editto") è un documento apocrifo conservato in copia nelle Decretali dello Pseudo-Isidoro (IX secolo) e, come interpolazione, in alcuni manoscritti del Decretum di Graziano (XII secolo).
Dopo una nutrita sezione agiografica, il documento pretende di riprodurre un editto emesso dall'imperatore romano Costantino I e risalente al 313. Con esso, l'imperatore concederebbe al Papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati, Roma, Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia e Gerusalemme, e attribuirebbe ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l'Italia e l'intero Impero Romano d'Occidente.L'editto confermerebbe inoltre la donazione di proprietà immobiliari estese fino in Oriente e costituirebbe atto di donazione a Silvestro in persona del palazzo Lateranense. Seguendo ancora la versione di alcune leggendarie Vite di San Silvestro, il documento presenta la donazione come una ricompensa al papa per aver guarito l'imperatore dalla lebbra con un miracolo, allorché i sacerdoti pagani avrebbero invece proposto a quest'ultimo di immergersi in una fontana ricolma di sangue di infanti.
La parte del documento su cui si basarono le rivendicazioni papali recita:
«In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo... Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali».
La donazione venne utilizzata dalla Chiesa nel medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale ed universalistico.
Dopo l'etĂ carolingia la donazione fu riesumata da Papa Leone IX nel 1053, e fu dunque introdotta, nel XII secolo, nel Decretum Gratiani e in altre raccolte di Decretali dalle mani di interpolatori. Essa fu d'altronde considerata un documento di tutto rispetto dagli stessi avversari del potere temporale dei pontefici.
Papa Alessandro VI fece riferimento alla Donazione per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogallo sul dominio del Nuovo Mondo, concretizzatosi nell'emissione della bolla papale Inter Caetera nel 1493.
La supposta donazione di Costantino includeva infatti le isole della 'parte occidentale' dell'Impero Romano e all'epoca dell'emissione della bolla non era certo ancora noto che i nuovi territori, frutto di recentissime scoperte, si sarebbero rivelati essere un nuovo continente; sicché l'intero oceano Atlantico, con le nuove 'isole', vi era considerato parte dell'antica metà .
Famoso ed illustre il giudizio negativo dato da Dante Alighieri, benché anch'egli convinto dell'autenticità del documento, sugli effetti della donazione:
«Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!»
(Inferno XIX, 115-117)
















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