Gli scortati d’Italia
Arriva da L'Espresso la nuova inchiesta-scandalo sulle scorte di politici e personaggi più o meno noti. Scorte che vengono pagate coi soldi dei contribuenti italiani e per cui c'è un dispiego di forze dell'ordine spropositato. Le cifre parlano chiaro: 585 personalità sotto scorta, di cui 411 con auto blindata.
Esiste una "lista di prorità " degli scortati, suddivisa in livelli. Il primo, concesso a 16 personalità , consiste in due o tre blindate con 3 agenti per auto; il secondo prevede due blindate con 3 agenti ciascuna, assegnato a 82 personalità ; una blindata con 2 agenti a 312 personalità per il terzo livello e l'ultimo prevede un'auto non blindata con 1-2 agenti, dato a 174 personalità .
Ma chi usufruisce dell'auto blindata? Per lo più magistrati e politici; in minima parte giornalisti, pentiti, sindacalisti e presidenti di regione e sindaci. Le forze dell'ordine impiegate per la sicurezza di queste personalità sono principalmente agenti di polizia e carabinieri, ma c'è anche un alto numero (circa 400) di uomini della vigilanza, impiegati a come bodyguard (del servizio pubblico).
Per un totale di circa 1.000 uomini delle forze dell'ordine impiegate a garantire incolumità alle "aquile" (il nome in codice delle scorte), che fanno capo a due reparti: l'ispettorato Viminale e il reparto speciale della Questura Villa Tevere.
A volte succede anche che mille uomini non bastino, e allora che si fa? Si va a pescare tra polizia e carabinieri. Senza contare il numero extra di uomini impiegati per i trasferimenti degli scortati o i sopralluoghi.
Per avere un'idea sul rapporto sbilanciato servizio pubblico/scorte si pensi che su 400 volanti operative a Roma, solo 50 sono al servizio dei cittadini. Uno spreco pubblico su cui si è espresso il nuovo Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri: a breve ci sarà una razionalizzazione delle forze impiegate.
Soprattutto a fronte dell'elenco dei "protetti", su cui si sono scatenate le polemiche. Tra i nomi figurano il presidente della Lazio Claudio Lotito, l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, condannato in via definitiva per corruzione (che ha "solo" una guardia giurata e un'auto blu), i coniugi Mastella, Clemente e Alessandra Lonardo, rinviati a giudizio per aver recepito tangenti. Tra i giornalisti saltano all'occhio Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Emilio Fede e Maurizio Belpietro, nonostante un'inchiesta giudiziaria abbia accertato che quest'ultimo non subì mai l'attentato denunciato dalla sua guardia del corpo.
E ancora: Vittorio Sgarbi, che un anno fa minacciò le dimissioni come sindaco di Salemi, nel trapanese, poiché c'era il rischio che gli togliessero la scorta; Claudio Scajola, l'ex ministro che negò la scorta a Marco Biagi, giuslavorista e consulente del Governo assassinato dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002.
Di lui Scajola disse: "A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull'articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte". Ora l'ex ministro viaggia con due blindate e sei agenti.
Dulcis in fundo, sotto protezione è la signora Elsa Antonioli, moglie dell'attuale Presidente del Consiglio Mario Monti, e scorta da nove anni anche per Marcello Dell'Utri, che ha all'attivo due condanne per mafia. La stessa mafia da cui lo Stato italiano dovrebbe proteggersi.
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