Il Lutto rappresentato
Ricorrenza: ore serale di Giovedì e di Venerdì Santo
Un fenomeno proprio del Meridione è il ruolo esercitato dalle confraternite nella celebrazione delle funzioni liturgiche e paraliturgiche della Settimana Santa. I sodalizi, attraverso un cerimoniale di impianto gesuitico e di gusto spagnolo, nelle cui forme si ritrovano elementi degli antichi compianti, della drammaturgia medioevale e della rappresentazione barocca della morte, utilizzano la ricorrenza religiosa per esprimere pubblicamente il prestigio e la posizione sociale dei propri adepti.A Lanciano, centro frentano della provincia di Chieti, in Abruzzo, l'Arciconfraternita della Morte e Orazione, la cui funzione originaria ed istituzionale, in passato, era quella di provvedere alla sepoltura dei morti, specialmente in caso di epidemie e calamità, ha due appuntamenti da rispettare.
La sera del Giovedì Santo, dà vita ad una processione notturna che percorre le strade del centro storico e sosta davanti alle chiese in cui sono stati allestiti i sepolcri eucaristici, secondo una diffusa tradizione cattolica, tra cui anche la chiesa di San Francesco, dove sono conservate le Sacre reliquie del Miracolo Eucaristico.
Il corteo è aperto dalle insegne della Confraternita e dalla pannarola, un enorme stendardo nero la cui alta cuspide spesso sfiora i balconi che segnano la notte con il fioco chiarore dei lumi.
Seguono i confratelli che avanzano incappucciati e con il sacco nero della penitenza, sul quale risplendono i decori e il collare d'oro che completano l'abito di parata.
Il passo lento del corteo è scandito dal suono lugubre e persistente della raganella, mentre, in lontananza, le note della banda riempie l'aria notturna di arie patetiche e solenni.
Il corteo che in origine costituiva il momento principale delle celebrazioni penitenziali, si conclude nel cuore della notte, quando i partecipanti rientrano nell’oratorio barocco, sede dell'Arciconfraternita.
Anche la processione del Venerdì Santo è caratterizzata dal suono della banda che esegue marce e oratori composti, nei secoli scorsi, su commissione della Cappella dell'Arciconfraternita e che ribadiscono la profonda cultura musicale del centro frentano.
Ma la figura più importante della commemorazione è il Cireneo.
Per tradizione, un membro del sodalizio, la cui identità, celata dal nero cappuccio di ordinanza, è nota solo al priore, percorre le vie a piedi scalzi e sotto il peso di una grande croce di legno che trascina per tutta la durata del corteo.
Altri membri, tra i quali da qualche tempo sono presenti in qualità di postulanti i figli dei confrati e le donne, che però non indossano cappuccio e mozzetto ma velo e abito nero, reggono i simboli della passione e crocifissione.
La bara del Cristo morto suscita sempre grande emozione sia per la bellezza artistica della statua che rappresenta più la serena compostezza del sonno che la drammaticità della morte, sia per la leggenda che aleggia intorno al simulacro che si vuole sia stato scolpito da una monaca durante una visione mistica.
Né da meno è il cordoglio che segue l'immagine dell'Addolorata, coperta di un sontuoso velo nero, secondo il gusto meridionale.
Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo
Vedi anche: Lanciano Story














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