Quando Forsythe e Faby fecero epoca a Indy
di Lino Manocchia* Il mulino a vento della memoria non resiste dal rimuginare tanti ricordi del passato, come la 500 miglia di Indianapolis, che si corre nel Colosseo d’acciaio della città dell’Indiana, presente una folla di oltre 300 mila spettatori.
Corsa o spettacolo? Qualche purista dell’auto storce il naso, ma se è vero che la parte spettacolare può apparire predominante, è altrettanto vero che la perizia e la potenza delle auto garantiscono un elevato contenuto tecnico.
Il libro d’oro di Indy annovera una cornucopia di piloti di diversa nazionalità, che per tre ore, sull’ovale a quattro curve simili a quattro sorelle, ma in pratica tanto diverse, si son battuti per conquistare la mitica coppa d’argento ed il vistoso premio, lasciandoci momenti, entusiasmo, brivido, che han permesso agli storici di riassumere notizie che non passeranno mai nel dimenticatoio.
E così Mario Andretti, Rick Mears, A.J. Foyt, Emerson Fittipaldi, i fratelli Unser, ed altri cento, mille cavalieri del brivido, hanno apposto il loro autografo nel libro d’oro del successo. Ingiusto sarebbe ignorare la presenza degli organizzatori e dei patron che han tenuto in vita i loro “poulain”, senza dei quali una serie non potrebbe sopravvivere. Un esempio: Teodoro “Teo” Fabi, il pilota milanese ed il suo primo patron della serie Cart: Gerald ”Jerry” Forsythe. Un binomio che emerge limpido nel libro della storia automobilistica per la loro straordinaria odissea Teo Fabi passò dalla Cart, alla Indycar, dalla Can Am alla Formula uno e l’Endurance, e la “5000”, al volante di team che portavano il nome di Paul Newman, Carl Haas, e Jerry Forsythe il quale ha trascorso 30 anni nel mondo dei motori. Il pilota, che per la sua bravura e decisione venne definito “Il terrore della pista” venne a Indy, la studiò ed esclamo: «Questo posto non è per me. Le macchine girano troppo velocemente,» poi, però, salito sulla vettura di Forsythe, sfiorò anche il successo a Indy, troncato da un bocchettone difettoso durante la 500 miglia, dove concluse secondo, dopo aver stabilito il record sul giro, alla media di 208,048 miglia. Il magnate di Wheeling è affabile, premuroso, cortese, dal tono didattico, istillato dalla esperienza. Ha lo stile compunto e distaccato del signore. Gli amici lo considerano un “Concord”. Il malaugurato dettaglio del bocchettone non riuscì a frenare la passione e la decisione del ricco industriale. Tornato alle piste, fece lega con il noto tecnico Barry Green, creò la Formula Atlantic, nel1994, ed entrò a gareggiare nella CART PPG, con Jacque Villeneuve che vinse il titolo di “Rookie of the year”. Intanto Jerry Forsythe ingaggiò uno stuolo di “prime star” dei motori come Greg Moore, Patrick Carpentier, Alex Tagliani, Paul Tracy, i quali difesero i colori bianco blu delle vetture della Indeck. Ricordiamo le eccitanti vittorie, meritate, di Pauil Tracy che lo premiarono col titolo di campione della serie. Intanto i regolamenti anti tabacco, assottigliarono la serie e gli sponsor e Forsythe con i partner Kalkhoven e Gentilozzi acquistarono tutti i motori Cosworth creando la serie CHAMP CAR, e posero il controllo della gara Indy di Toronto e del G.P. di Long Beach, tutt’ora in vigore. Ma qualche anno dopo, la scarsità di sponsors, la guerra ad armi corte con Tony George, l’inetto dirigente della serie, in cerca di comando, spinse il disgustato Forsythe a dire no al proseguimento delle operazioni. Ma il magnate di Wheelings non è un uomo da fermarsi al primo ostacolo. Sin dalla creazione della colossale ditta, il padrone della Indeck power è Chairman e CEO, produce gigantesche caldaie ad alta pressione, avvalendosi di 75 ingegneri, tecnici e finanzieri ed un centinaio di addetti alle operazioni giornaliere. Proprietario di vasti ranch e immense estensioni di terreno, nella natia Marshall (Illinois), e presidente della Garland Resorts in Lewiston (Michigan), fornito tra l’altro di 4 golf cours (campi da gioco di 18 buche) e di tutte le comodità per tutte le stagioni. Sorge spontanea la domanda per Jerry: «Ma la grande “passione” per le corse, i motori, i piloti dove sono andati a finire?» «Ho trascorso quasi trent’anni in quel settore. Ultima la Atlantic con piloti capaci di ben figurare, ma ormai, cercare di rinverdire un campionato monoposto è pressoché sciocco. Del resto gli ostacoli che si frappongono all’attuale Indycar, sono un freno alla buona volontà, pertanto continuo a dedicarmi alla mia industria che è già gravosa.» Resta comunque il magnifico ricordo del tempo quando Jerry Forsythe e Teo Fabi fecero tremare Indy. ”Incancellabile”! *www.abruzzopress.info
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