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Una tecnica di comunicazione distorta molto cara ai politici

di Alessandro Sallusti*

Su La Repubblica di ieri la collega Ilaria Venturi ha scritto un interessante articolo sulle false generalizzazioni che stanno minando il pensiero critico.

È una tecnica di comunicazione distorta molto cara ai politici, ma non solo.

Difendersi da queste fake news non è facile, alcuni ricercatori stanno studiando il fenomeno e hanno individuato i cinque trucchi più usati dai manipolatori del pensiero per convincere l'opinione pubblica della bontà della propria tesi.

Ne stanno facendo uso a piene mani, per esempio, i giustizialisti sostenitori dell'abolizione della prescrizione nei loro scritti e quando appaiono nei dibattiti in tv.

Ecco di seguito i cinque trucchi (in corsivo come li utilizzano gli ultrà giustizialisti alla Davigo).

1) Argomentum ad ignorantiam: si giustifica la tesi in quanto sono assenti prove a sostegno della tesi opposta.

Un imputato assolto per prescrizione è per forza di cose un colpevole che l'ha fatta franca perché non c'è una sentenza che lo dichiara innocente.

2) Argomentum ad populum: si argomenta appellandosi ai sentimenti delle masse piuttosto che alla ragione o ai fatti.

Con la prescrizione un mascalzone potrebbe farla franca, senza prescrizione lo stesso magistrato diventa automaticamente più veloce, affidabile e quindi infallibile.

3) Post hoc, ergo propter hoc: false correlazioni tra certi eventi o fenomeni solo perché accaduti prima.

Tutti i processi prescritti avevano imputati con bravi avvocati quindi tutti i bravi avvocati puntano a fare prescrivere i processi.

4) Generalizzazione indebita: da uno o pochi elementi generalizzo a una regola universale.

Tizio ha corrotto, il processo a Tizio è stato prescritto, tutti i corrotti vengono prescritti.

5) Argomentazione a catena: quando la conclusione del ragionamento poggia su una supposta reazione a catena tra fatti o fenomeni.

Il crimine è in aumento, la prescrizione favorisce il criminale, togliendo la prescrizione diminuisce il crimine.

Ovviamente, queste tesi non hanno alcun fondamento. Anzi, sono smentite dalla scienza giuridica.

Ma se ben esposte possono fare breccia in lettori e ascoltatori distratti o ignoranti in materia perché apparentemente, ma solo apparentemente, logiche. Stiamo in campana.

La falsa informazione non l'hanno inventata i social, è vecchia quanto il mondo.

«La menzogna sulla bocca di un comunista - scrisse Lenin - è una verità rivoluzionaria».

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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