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“Obbedisco, come Socrate, alla legge ingiusta”

di Lucio Leante*

Il filosofo Massimo Cacciari si fa una semplice terza dose di vaccino, ma da filosofo tira fuori Socrate.

Noblesse oblige.

“Obbedisco, come Socrate, alla legge ingiusta” – ha proclamato manco se una (mezza) dose di vaccino fosse la cicuta.

Dice, “non ho mai detto che i vaccini sono inutili” – ed è vero.

Aveva solo detto che non preservano dal contagio e che il Green pass creava dei “cittadini di serie B”.

E diceva queste cose con un tono perentorio e con un sussiego ben lontani dal “so di non sapere” socratico.

E, inoltre, il filosofo non si era accorto che il suo messaggio veniva inteso dal “popolo delle tv e dei social”, che non guarda alle sottigliezze, come un “hanno ragione i no vax”?

Grave errore per un filosofo.

Tanto è vero che questi ora lo stanno insultando sui social.

“È un Booster Keaton, un comico” – lo ha dileggiato uno. Insieme a lui, al filosofo Giorgio Agamben non era sembrato vero di scambiare uno stato di emergenza sanitaria temporaneo e limitato, che non sospendeva la gran parte dei diritti costituzionali fondamentali, niente meno per lo “stato di eccezione” di schmittiana memoria (di cui Agamben è uno studioso specialista).

Lo stato di eccezione – lo dico per chi non lo sappia – è quello che, alla stregua di uno “stato di natura” dove vige la legge del più forte dell’“homo homini lupus”, precede e crea lo stato di diritto, creando così anche il sovrano; o lo sospende totalmente e senza limiti di tempo per creare un nuovo stato di diritto o un nuovo sovrano (come accade in un colpo di Stato o in una rivoluzione, che in molti casi è la stessa cosa).

Molta esagerazione e molta retorica.

Insieme a Cacciari e ad Agamben, il giurista Ugo Mattei si è appellato niente meno che al “diritto di resistenza” ad una legge ingiusta o ad un tiranno, manco si dovesse scegliere se andare o meno in montagna.

Mattei, coerentemente, è andato molto oltre con la retorica chiamando alla costituzione di un Comitato di liberazione nazionale contro il draghismo, da lui apertamente ed esplicitamente assimilato al fascismo e paragonandosi ai capi della resistenza al nazifascismo.

È stato probabilmente in seguito alle escandescenze di Mattei che Cacciari ha deciso di prenderne le distanze e di farsi riprendere mentre si faceva iniettare la terza dose di vaccino.

Contemporaneamente, forse non a caso, Agamben e Carlo Freccero si sono eclissati.

Come spiegare questi atteggiamenti retorici e fuori misura di questi filosofi e intellettuali umanisti?

Questo genere di intellettuali non hanno mai sopportato sin dall’Ottocento di essere messi in ombra dagli scienziati e dai tecnici, verso i quali provano anche invidia.

Ed è quello che accade sempre quando, per esempio, nel pieno di una pandemia, il grande pubblico, più che alle loro speculazioni filosofiche e alle loro interpretazioni storiciste, guarda per una soluzione agli scienziati ed ai tecnici.

I filosofi e gli intellettuali umanisti hanno l’impressione che i loro discorsi elevati e complessi siano visti – e ingiustamente sia chiaro – come “vecchi merletti”.

Di qui la loro reazione spesso retorica e magniloquente che mira a riprendersi il posto che a loro spetta nello spazio pubblico.

*www.opinione.it

tutti pazzi per la Civita

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