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"Sono convinto che, al di là delle differenze di formazione e di convinzioni personali, coloro che hanno la delicata e onorifica responsabilità di rappresentare il popolo italiano e di esercitare per suo mandato il potere legislativo, possono trovare nelle parole del Papa un'alta e profonda ispirazione nello svolgimento della loro missione, così da rispondere adeguatamente alle sfide etiche, culturali e sociali che oggi ci interpellano".

 Lo ha affermato il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone nel discorso pronunciato presso la Sala Capitolare della Biblioteca del Senato dove si è tenuto l'incontro con il presidente del Senato, Renato Schifani, dedicato all'enciclica di Benedetto XVI 'Caritas in veritate'. L'incontro si è svolto, ha ricordato lo stesso presidente Schifani, "in continuità con una consuetudine di dialogo e confronto che il Senato considera patrimonio prezioso della propria tradizione", ed è stato ospitato nella stessa sala dove 13 maggio 2004 l'allora cardinale Joseph Ratzinger tenne la lectio magistralis sulle radici cristiane d'Europa. "La proposta dell'enciclica non è né di carattere ideologico né solo riservata a chi condivide la fede nella Rivelazione divina - ha affermato il cardinale - ma si fonda su realtà antropologiche fondamentali, quali sono appunto la verità e la carità rettamente intese, o come dice la stessa enciclica, date all'uomo e da lui ricevute, non da lui prodotte arbitrariamente". Bertone ha dedicato un capitolo del suo discorso, 'Oltre vecchie e obsolete dicotomie', all'importante "messaggio che ci viene dalla 'Caritas in veritate'", ossia "l'invito a superare l'ormai obsoleta dicotomia tra la sfera dell'economico e la sfera del sociale.

La modernità ci ha lasciato in eredità l'idea in base alla quale per poter operare nel campo dell'economia sia indispensabile mirare al profitto ed essere animati prevalentemente dal proprio interesse; come a dire che non si è pienamente imprenditori se non si persegue la massimizzazione del profitto. In caso contrario, ci si dovrebbe accontentare di far parte della sfera del sociale". "Questa concettualizzazione, che confonde l'economia di mercato che è il genus con una sua particolare species quale è il sistema capitalistico, ha portato - ha proseguito Bertone - ad identificare l'economia con il luogo della produzione della ricchezza (o del reddito) e il sociale con il luogo della solidarietà per un'equa distribuzione della stessa. La 'Caritas in veritate' ci dice, invece, che fare impresa è possibile anche quando si perseguono fini di utilità sociale e si è mossi all'azione da motivazioni di tipo pro-sociale". Il cardinale ha poi indicato fra le cause della crisi economica internazionale, "la diffusione a livello di cultura popolare dell'ethos dell'efficienza come criterio ultimo di giudizio e di giustificazione della realtà economica. Per un verso - afferma il Segretario di Stato - ciò ha finito col legittimare l'avidità, che è la forma più nota e più diffusa di avarizia, come una sorta di virtù civica: il greed market che sostituisce il free market". E a questo punto Bertone ha citato un classico del cinema Usa dedicato all'epopea yuppie: '''Greed is good, greed is right' (l'avidità è buona; l'avidità è giusta), predicava Gordon Gekko, il protagonista del celebre film del 1987, 'Wall Street'". Schifani da parte sua ha osservato che "'Caritas in veritate' risponde alle teorie sul capitalismo con una proposta e allo stesso tempo una provocazione, per le attuali e le future generazioni", ossia "con la provocazione di una verità, per così dire, 'pratica'. Sembra quasi che il Santo Padre sparigli ogni ideologia politica affermando che 'Dio è pratico'". Per la seconda carica dello Stato definire quel documento una enciclica sociale significa cogliere "un aspetto certamente importante, ma che può anche apparire riduttivo, come appare fuorviante volerne ricercare forzatamente i riferimenti a una teoria economica piuttosto che a un'altra, per attribuirle facili etichettature a favore o contro determinati modelli economici, rischiando così di cadere in quelle 'secche ideologiche' alle quali l'enciclica chiaramente si sottrae".

Citando il libro di Giorgio Napolitano, 'Lettera al Pontefice', Schifani ha dunque evidenziato che "il rapporto fede e ragione, individuo e comunità, libertà e verità, non è lasciato sullo sfondo, ma è il vero architrave ovvero il 'filo rosso' di un messaggio di pace per un mondo da ricostruire e rinsaldare nel suo tessuto di relazioni, desideri e speranze". Adnkronos/Ign)

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