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In aumento il fenomeno di stalking  

 

Persone comuni Non necessariamente ex. Anche vicini di casa e colleghi d’ufficio. Nell’ultimo mese e mezzo sempre più donne: mogli, amanti, madri. Sono gli stalker,

 quelli che come un fiume in piena straripano nella vita della loro vittima e la invadono a ogni ora con sms e telefonate. Quelli che una, due, tre, anche quattro volte al giorno si trovano a passare «per caso» proprio dove l’oggetto delle loro attenzioni morbose vive e lavora. Che si appostano sotto casa, che lasciano messaggi sul cruscotto, che bruciano il campanello e che, poi, travalicati del tutto gli argini, diventano più diretti: se non fai cosa vogliono ti rovineranno la vita. E prima o poi verranno lì per ucciderti.



Le norme
Da quando le norme sullo stalking sono entrate in vigore - il 25 febbraio scorso con un decreto legge -, i dati di denunce e arresti vengono definiti da chi si occupa del fenomeno «inquietanti» e il risultato di una «piaga sociale». Com’è accaduto di recente a Milano. A mostrare sbalordita ad Alessia Mosca, parlamentare Pd, cifre e motivi della pena dei detenuti, è stata Gloria Manzelli, direttore del carcere di San Vittore: dietro le sbarre sono in 40, su 1450 detenuti, quelli rinchiusi per aver molestato e perseguitato qualcuno.

Gli effetti
«E’ la prima volta che vedo nell’immediato gli effetti positivi di una legge che ha compiuto solo cinque mesi - dice la deputata -. Ma ciò che il numero rende evidente è che lo stalking è più diffuso di quanto pensassimo».

La media nazionale è di uno, due denunce o arresti al giorno. Per l’80 per cento i molestatori sono uomini. Anche se le donne, in quanto a invadenze insidiose e pericolose, non scherzano. La percentuale che le riguarda dal 10 è passata al 20 nell’arco di pochi mesi. Non che siano aumentati i casi. Semplicemente gli uomini non si nascondono più e raccontano, senza vergogna, di essere anche loro dei perseguitati. Oltre il 50 per cento delle 8000 richieste d’aiuto arrivano dal Nord secondo i dati dell’Ons, l’osservatorio nazionale stalking. A Milano il fenomeno incide sul 21% della popolazione con telefonate (65%) o pedinamenti (30%). Per un 87% delle volte la vittima conosce l’autore, ma solo il 20% denuncia. Il 17% riesce a mostrare indifferenza, mentre il 30% vive stati di forte ansia, il 33% preoccupazione e il 20% soffre di disturbi del sonno.

La classifica

Tra le regioni in testa la
Campania, dove, dice l’osservatorio, il 22% del campione ha dichiarato di essere, o essere stato, soggetto di attenzioni invadenti e soffocanti.

Nel Lazio 21%, in Lombardia il 20. In Veneto e in Piemonte il 19%, in Puglia 13, in Umbria 9 e nelle Marche 7. In sintesi, un italiano su cinque è, o è stato, vittima di stalking e l’anno scorso ben 36 omicidi hanno avuto come prologo telefonate insistenti, appostamenti, minacce. La «piaga sociale», inquadrata da febbraio, è talmente in divenire che già segna cambiamenti: a luglio e nei primi giorni di agosto, secondo l’Ons, le denunce di recidivi sono aumentate più del 30%.

Le vittime

«Dati che ci danno ragione - dice il coordinatore dell’osservatorio, Massimo Lattanzi, psicologo e psicoterapeuta -, visto che una norma sullo stalking era necessaria, ma che mettono in luce delle lacune. La legge non è sufficientemente circostanziata. Chiunque può essere denunciato, anche sulla base di qualche telefonata. Non è facile districarsi per i giudici. Non capisco, poi, perché i legislatori non abbiano previsto fondi per le vittime, che spesso devono ricostruirsi una vita altrove, come accade per chi subisce violenza».

L’ossessione

Gli atti di stalking si assomigliano tutti: prima le telefonate, poi gli appostamenti più frequenti, sul posto di lavoro, sotto casa, ma anche davanti a quelle di amici e parenti. In caso di figli, gli stalker non risparmiano asili e scuole. I sintomi di quella che sarà un’escalation di follia, per psichiatri, criminologi, sono evidenti fin da subito. Praticamente impossibile tracciare un identikit del «persecutore tipo»: «Ci ha chiesto aiuto un politico decisamente noto - dice Carmine Abbagnale, agente di polizia e segretario provinciale del Coisp, il sindacato di Polizia che collabora con l’Ons -, che è stato perseguitato durante la campagna elettorale. Aveva conosciuto un giovane avvocato donna ed era stato un po’ galante. Lei sembrava gradire, ma poi ha cominciato a tempestarlo di telefonate e a chiedergli soldi: diecimila euro. Altrimenti, diceva, avrebbe fatto scoppiare uno scandalo».  

ELENA LISA – LA STAMPA 

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