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8 MARZO: OLTRE LA MIMOSA

di Patrizia Lupini

La festa della donna esiste da oltre 100 anni ed io, pur essendo donna, oggi non mi sento di chiamarla festa perché tale termine mi riporta all’etimologia latina “festum”, “dies festus” o ferie”, sostantivi che indicano gioia pubblica, baldoria, astinenza dal lavoro in onore degli dei. Se osserviamo gli ultimi sondaggi Istat, sono circa 7 milioni le donne italiane(ASCA) che hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita.

Non  solo, da altri dati si evince  che siamo tra i paesi d’Europa con il tasso più basso di occupazione femminile.

Eppure non si sa quanti milioni di ramoscelli di mimose oggi sono stati venduti nonché quanti locali registrano il pienone…è solo consumismo perché ci si sofferma solo al giorno della “Festa” e non al “Giorno della riflessione”.

Ma non si possono dimenticare le 129 operaie morte bruciate in una fabbrica americana e quelle che nel 1857 scatenarono una dura protesta contro la polizia: e questa è  storia.

Allo stesso modo, infatti, non si possono dimenticare le donne di 17 paesi che, durante il congresso socialista delle lavoratrici di Copenaghen,  nel 1910, proclamarono la giornata mondiale delle donne; così anche la socialista Corinne Brown, il 3 maggio del 1908, nel presiedere una conferenza, invitò tutte le donne a partecipare e fu chiamata” woman’s day. “piccoli passi conquistati a grandi sacrifici e, sicuramente, la libertà di scelta è stata la più grande conquista oltre a quando a Londra fu approvata e inviata all’ONU una carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro.

Nel ’75, le Nazioni Unite proclamarono l’anno internazionale delle donne e da quel momento è stata fissata l’8 marzo la festa della donna, mentre nel ’77 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite decise di adottare una risoluzione proclamando una “Giornata delle Nazioni Unite” per i diritti della donna e la pace internazionale.

Diritti, pochi.

La via da percorrere è ancora lunga e tortuosa,  soprattutto oggi, con l’opinione comune della ”donna…sempre in balia delle onde”…come fosse un essere senz’anima.

E  questa ”raffigurazione” è presente nei luoghi di lavoro, in politica, in ogni dove.

Una donna scruta la vita e la percorre cercando di imprimervi tracce profonde, rivolgendo lo sguardo non alle cose o sulle cose, ma dentro le cose.

Spesso in un bacio c’è il desiderio di sentirsi amate, protette…

Dietro un bacio si nasconde il risveglio di una miriade di ricordi, di sogni  che vengono spesso fraintesi e frantumati con estrema facilità e leggerezza.

Andiamo oltre la mimosa che potrebbe significare una via di arrivo, quando invece manca la linea di partenza.

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