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Un’equipe italiana torna a far splendere Hierapolis 

Sarà una missione archeologica italiana a ricreare una delle più fastose facciate teatrali in marmo dell’antichità.

Presso uno dei siti archeologici più affascinanti della Turchia, la città romano-ellenistica di Hierapolis, l’odierna Pamukkale, situata nella regione una volta denominata Frigia, grazie alle tecnologie e alle competenze italiane, sta per avere inizio un ambizioso progetto: la ricostruzione della facciata teatrale costruita sotto il regno di Settimio Severo agli inizi del III sec. d.C., uno degli esempi meglio conservati dell’architettura “barocca” sviluppatasi nelle province orientali dell’Impero romano.

La facciata, larga 47 metri e alta circa una trentina, composta da tre piani di marmi decorati in maniera splendida, crollò nell’orchestra del teatro a seguito di un terremoto avvenuto attorno la metà del VII secolo d.C. Dal 1957 nel sito archeologico lavora una missione ufficiale italiana che venti anni fa ha cominciato a scavare per riportare alla luce le migliaia di blocchi di marmo rimasti sepolti dal sisma.

A guidare l’equipe è Francesco D’Andria, direttore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr), che coordina il gruppo di circa 80 tra tecnici e restauratori provenienti dal Cnr, da otto atenei italiani, dall’università di Oslo e dal Cnrs di Bordeaux.

“Da circa otto anni abbiamo iniziato lo studio dei blocchi per la ricostruzione virtuale del teatro - spiega al VELINO D’Andria -. Grazie ai sistemi informatici più avanzati e l’applicazione di tecnologie innovative come quella del 3D, abbiamo ricomposto virtualmente i tre piani di questa facciata barocca e pesantissima e abbiamo potuto attraverso un’analisi minuziosa restituire l’immagine del teatro”.

Architetti e archeologi hanno avuto il pieno sostegno dell’Ibam-Cnr, che vanta una lunga esperienza sui progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico e a Hierapolis ha messo in capo tutti i suoi specialisti: dello scavo stratigrafico, della cartografia computerizzata, delle prospezioni geofisiche, del telerilevamento, delle analisi sui manufatti, delle ricostruzioni virtuali. Grazie a questo sforzo si è potuto ricostruire la scena perfettamente.

Una volta finita la parte virtuale, il progetto è stato presentato alla direzione generale dei Beni culturali turchi che lo ha approvato e che adesso finanzierà la ricostruzione reale della facciata. Hierapolis è una località turistica molto importante. Sorge presso Pamukkale, nota per le sue sorgenti termali dalle cascate di calcare bianchissimo, frequentata ogni anno da milioni di turisti.

“Ogni singolo blocco di marmo, prima di essere ricollocato nella posizione originaria, sarà restaurato, dotato di perni speciali e integrato delle parti mancanti – sottolinea D’Andria -. Purtroppo non sarà possibile ricomporre tutti e tre i piani e ci limiteremo a rifarne uno solo, anche perché vogliamo lasciare il carattere di rovina.

Ma già ricomporre un solo piano è impresa faraonica perché bisognerà rialzare colonne di marmo alte nove metri, rifare sia capitelli meravigliosi che copie di sculture conservate in museo”. I lavori dovrebbero concludersi, salvo imprevisti, fra tre anni.

Ma la missione dell’equipe italiana non finisce qui. “Una volta completata la facciata – aggiunge D’Andria - contiamo di creare nei vani del teatro un museo dove saranno collocate opere d’arte e sculture che sono state riportate alla luce nel corso degli scavi”. Inoltre è previsto lo scavo del Santuario delle Sorgenti, sorto sul luogo in cui sgorgano le acque termali che creano le formazioni calcaree che danno al sito il nome di “Castello del Cotone” (Pamukkale).

Ma soprattutto, spiega D’Andria, “stiamo già pianificando il restauro della grande basilica dei età bizantina (V secolo d.C.) a forma ottagonale dedicata a San Filippo, l’apostolo che evangelizzò l’Asia Minore: un monumento straordinario dal fascino incredibile”. Progetti a cui l’Italia fornirà un contributo primario e che faranno di Hierapolis nel giro di pochi anni, assicura lo studioso, “una delle principali attrazioni turistico-culturali del Mediterraneo”.

www.ilvelino.it

 

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