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Così si operava 4000 anni fa

Ritrovati strumenti chirurgici che si ritiene siano stati utilizzati per operazioni alla testa

La scoperta l’ha fatta l’archeologo Önder Bilgi, a capo degli scavi nel sito, il quale spiega come ci siano sono voluti ben 37 anni di ricerca per poter arrivare a queste scoperte.

Il luogo del ritrovamento si trova sul Mar Nero, nella provincia di Samsun in Turchia, e risale all’Età del Bronzo.

Si chiama Ikiztepe e per molti millenni ha celato, nascoste insieme ad altri reperti, due lame di ossidiana che si ritiene siano servite per eseguire degli interventi chirurgici al cranio. Due veri e propri bisturi, come li ha definiti Bilgi.

La popolazione di questo sito era di circa 300 persone e, a quanto pare, in mezzo a loro vi erano già degli antesignani dei nostri chirurghi. L’insediamento il cui culmine è fatto risalire a un periodo compreso tra il 3200 e il 2100 a.C., si ritiene fosse già in essere dal 5000 a. C.

Le due lame di ossidiana, una pietra vulcanica simile al vetro, si ritiene siano state importate da altre regioni, in quanto nella zona non si trovano fonti naturali.

Si tratta di lame a doppio filo della lunghezza di circa quattro centimetri e sono caratterizzate da una eccezionale affilatura, tanto che risultano molto taglienti ancora oggi. Dal ritrovamento di 700 crani, 14 presentavano evidenti segni d’incisione.

Si è così potuto stabilire che fossero stati oggetto di intervento chirurgico. I fori, in prevalenza rettangolari, in molti casi erano stati parzialmente ricoperti dal tessuto osseo del paziente e mostrano, in questo caso, che la persona è sopravvissuta all’operazione anche per due o tre anni.

La tecnica impiegata dai chirurghi dell’epoca si presenta come assai più sofisticata che non la trapanazione cranica, molto diffusa in epoche passate.

Tra le varie ipotesi sull’uso in medicina di queste lame e dello scopo delle operazioni alla testa ve ne sono alcune che si ritengono più probabili.

Tra queste la possibilità di allentare la pressione sanguigna a seguito di un’emorragia cerebrale, corroborata dalle tracce di sangue ritrovate all’interno di alcuni crani sottoposti a operazione.

Un’altra ipotesi è che l’operazione perseguisse l’intento di rimuovere dei possibili tumori; questo fatto è supportato da tracce di pressione cranica che si ipotizza siano state lasciate dal tumore.
L’ipotesi principale, finale, è quella del trattamento più comune delle ferite alla testa che si ritiene fossero all’ordine del giorno a causa dei continui scontri con altre popolazioni locali.

Come si è visto, la capacità e la voglia dell’uomo di aiutare i propri simili anche in situazioni di malattia non è eredità recente, ma di molte migliaia di anni fa.

Si potrebbe dire che la professione medica sia, in qualche modo, nata insieme all’uomo.
(lm&sdp)  www.lastampa.it

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