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Un occhio dallo spazio scopre 17 piramidi

Il satellite ha individuato nuovi tesori nell’area di Saqqara

"Sepolti sotto la sabbia ci sono migliaia di tombe e di villaggi"

di Carlo Grande

Scoprire una piramide egizia è il sogno di tanti archeologi, ma non è tempo di Indiana Jones che fuggono lungo cunicoli sabbiosi o nella giungla: oggi ci pensa il satellite, assai più preciso anche se non altrettanto romantico o cinematografico.

Proprio un «occhio volante» ha scoperto, nell’area egiziana di Saqqara, diciassette nuove piramidi: le immagini agli infrarossi scattate a 700 chilometri di quota lasciano pochi dubbi.

Le piramidi, alle quali si aggiungono un migliaio di tombe e circa tremila insediamenti abitativi, sono sprofondate nella sabbia ma si distinguono nettamente: la pietra, il granito o i mattoni di fango con cui sono fatte è materiale più denso, ben riconoscibile.

I primi scavi confermano le scoperte. Sarah Parcak, pioniera nel settore dell’«archeologia spaziale» e docente presso la University of Alabama di Birmingham - il suo team ha lavorato intensamente per oltre un anno con telecamere in grado di cogliere dettagli di appena un metro di diametro - è quasi incredula davanti a tanta messe.

Il momento più emozionante, dice, è stato vedere la città di Tanis: «Abbiamo scavato una casa di tremila anni che ci era stata rivelata dalle immagini satellitari: ebbene, il contorno della struttura coincideva quasi perfettamente con i dati del satellite».

Un’immagine straordinaria, pubblicata dalla Bbc (che sul tema ha prodotto un interessante documentario, «Egypt Lost cities») permette di ripercorrere con chiarezza il reticolo delle strade e le case dell’antica città. I dati sono talmente precisi che è possibile ricavarne una mappa.

Merito degli infrarossi, tecnologia che in futuro, secondo le autorità egiziane, potrà contribuire anche a proteggere i beni culturali e archeologici del Paese, visto che durante la recente rivoluzione alcuni siti sono stati saccheggiati: «Le immagini possono dirci in quale periodo una tomba è stata visitata dai ladri, potremo essere in grado di avvisare l’Interpol che si metterà in allarme per intercettare i reperti messi in vendita».

Buone notizie, intanto, sul fronte del recupero della antichità trafugate dal Museo Egizio del Cairo durante la rivoluzione: l’egittologo Francesco Tiradritti annuncia che ne sono state ritrovate altre qualche giorno fa: si tratta delle trombe, del ventaglio e della statua dorata sull’imbarcazione di papiro di Tutankhamon e di un ushabty di Yuya. Erano in una borsa all’interno di una stazione della metro cairota.

La nuova tecnologia, dunque, aiuterà le nuove generazioni di archeologi in tutto il mondo, che potranno compiere ricerche più mirate e selettive: di fronte a un sito molto grande, ricco di manufatti, a volte non si sa nemmeno bene da dove cominciare.

Il lavoro è solo agli inizi, dunque: soltanto una minima percentuale dei tesori dell’antico Egitto sono finora stati scoperti, la sabbia conserva ancora molti segreti.

Un esempio è l’area di Saqqara: le autorità egiziane finora non erano troppo interessate, adesso grazie al satellite hanno cambiato idea e parlano di uno degli insediamenti più importanti del Paese. Ma ce ne sono centinaia, coperti dal limo del Nilo.

Aveva ragione Eugenio Montale: «La storia non è poi la devastante ruspa che si dice/ Lascia sottopassaggi, cripte, buchi/ e nascondigli. C’è chi sopravvive».

*www.lastampa.it

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