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Trovati i resti della villa di Vespasiano

terme, colonnati e saloni per i ricevimenti


La scoperta è recentissima, degli ultimi giorni e il mondo degli archeologi forse non è stato nemmeno informato, ma nell’alto Lazio, in provincia di Rieti, nei territori dell’antica Sabina, è stata scoperta una straordinaria villa romana di età imperiale.

 E tutto lascia pensare che fosse la residenza di campagna dell’imperatore Vespasiano, di cui proprio quest’anno si celebra il bimillenario della nascita. Tito Flavio Vespasiano, il rifondatore che a Roma fece costruire il Colosseo, un nuovo foro, i bagni pubblici che da lui presero il nome e lo splendido Tempio della Pace, il riformatore dell’impero, il soldato tutto d’un pezzo che fece leva sul potere delle legioni e subentrò a Nerone, veniva da una famiglia umile di queste zone. Era nato a Falacrinae, un «vicus», che sta per villaggio, e come tanti provinciali di successo volle tornare al paese e mostrare a chi l’aveva visto crescere il segno del suo trionfo. «Di Falacrinae sapevamo l’esistenza dalle fonti letterarie, ma non s’era mai trovata traccia», racconta il sindaco di Cittareale, Pierluigi Feliciangeli.

Poco fuori il suo Comune, infatti, un gruppo di giovani archeologi inglesi e italiani - nel cantiere sono coinvolte la British School at Rome e l’Università di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio - sta lavorando sodo sotto la guida del professor Filippo Coarelli, docente di antichità greche e romane all’Università di Perugia. E i risultati non sono mancati: spostando metri cubi di terreno, a forza di pala e scalpello, accanto a un antico cimitero e a una chiesetta che probabilmente ha origini medievali se non ancora più antiche, è venuto fuori il perimetro di una villa che aveva sale di ricevimento, terme, colonnati.

Il pavimento della sala principale, soprattutto, lascia senza fiato. E’ ancora lì in tutto il suo splendore, a intarsi di marmi policromi, preziosissimi, provenienti da cave del Nord Africa di cui s’è persa traccia. E’ proprio la magnificenza di questa sala, che doveva avere rivestimenti in marmo anche sulle pareti, preceduta da altre due sale dove il pavimento è in delicatissimo mosaico, a far pensare che il proprietario originario della villa fosse lui, Vespasiano. Il professor Coarelli comprensibilmente è cauto, ma ci crede. «Non abbiamo trovato alcuna iscrizione - dice - e quindi non c’è certezza. Ma l’epoca, la qualità degli ambienti, il luogo, e poi l’unicità di questa villa, il fatto che non ce ne siano altre nei dintorni... insomma, tutto lascia pensare a una residenza della dinastia dei Flavi». Poco distante, poi, è saltata fuori anche l’antica Falacrinae. Merito di una antica pietra con iscrizione romana del periodo repubblicano. Rarissima, e in buono stato, era stata trovata più di dieci anni fa da un contadino della zona e conservata in cantina. Celebra in versi la partecipazione di un figlio di Falacrinae alle guerre sociali del 91-89 avanti Cristo, il conflitto che oppose Roma ai suoi alleati italici.

Il figlio l’ha riscoperta, l’ha fatta vedere in giro, la notizia s’è sparsa, finché qualcuno non l’ha fotografata e non l’ha fatta vedere al professor Coarelli. Il quale è saltato sulla sedia. E sono venute alla luce tombe, resti di abitazioni, vasellame. Un materiale che ora si può visitare nel piccolo delizioso museo di Cittareale, appena inaugurato dal Comune e dalla Provincia di Rieti.
«Il “vicus” - spiega il professor Coarelli - è un modello insediativo scarsamente noto, ma diffuso tra gli abitati minori dell’Italia antica». Si tratta di insediamenti rurali alternativi alla villa. «Una struttura insediativa diffusa sul territorio che assomma alle funzioni produttive (agricole, di allevamento, artigianali) quelle di scambio, ed è sede di poteri amministrativi nella sfera civile e religiosa». Qualcosa del genere sta venendo fuori anche a Cascia, a pochi chilometri da Cittareale, ma sul versante umbro della montagna. Qui c’è in corso un altro scavo, gemello del primo, sempre seguito da Coarelli. E da sotto una chiesetta di campagna è venuto fuori il perimetro di un «forum», ovvero una enorme piazza di 60 per 100 metri, ornata di colonne, con templi e edifici pubblici. I contadini della zona affluivano qui dai loro villaggi per il mercato, per avere giustizia, per le feste religiose, per l’arruolamento nelle legioni di Roma.

Dal punto di vista scientifico, le scoperte di Cascia e Cittareale - complice il Bimillenario, sono finalmente arrivati dei finanziamenti per qualche scavo archeologico in questa area da sempre ignorata - permettono di capire molto meglio i meccanismi della «romanizzazione» di un’area che fino al 290 avanti Cristo era territorio di un popolo italico che non parlava latino e che appena qualche secolo dopo, nel 9 dopo Cristo, dà i natali a un imperatore. Ma è la scoperta della sua villa che affascina. Racconta Svetonio nel celebre «Vite dei Cesari», da sempre lettura obbligata di chi vuole conoscere la storia degli imperatori, che Vespasiano era solito trascorrere l’estate nella sua villa di campagna, «sui monti vicino alla città di Rieti», e che una bevuta di acqua gelida gli provocò una congestione fatale. I crampi alla pancia furono terribili. Epperò l’imperatore non perse il suo humour contadino: «Mi sa che sto per diventare dio!». Alludeva ai templi che i romani gli avrebbero dedicato appena morto.

FRANCESCO GRIGNETTI - La Stampa