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Le ragioni dell’esclusione

Il Festival di Annecy promuove ma rifiuta “Enzo Tortora, una ferita italiana”.

Il docufilm di Ambrogio Crespi, già vincitore del Salento International Film Festival, è stato infatti scartato dal responsabile della selezione, Alain Bichon.

La storia dunque si ripete: dopo il no del Festival internazionale del Film di Roma, targato Muller, anche la Francia chiude le porte al documentario sul caso dei casi della malagiustizia che, tuttavia, continua a registrare un interesse e un successo indiscusso non solo in tutta Italia ma anche all’estero.

Dopo la mozione bipartisan firmata da otre 50 parlamentari che, lo scorso novembre, richiesero di presentare “Enzo Tortora, una ferita italiana” presso la Camera dei deputati, il docufilm di Crespi ha iniziato infatti un fitto tour che ha portato la storia umana e giudiziaria del volto noto di “Portobello” al Parlamento europeo, nelle scuole, nelle piazze, nelle sedi istituzionali, riuscendo ovunque a scuotere le coscienze, a commuovere ed a far nascere un profondo desiderio di giustizia in un Paese che troppe volte ha brutalmente voltato le spalle agli innocenti.

Per capire le ragioni del no del Festival di Annecy abbiamo intervistato il responsabile della selezione, Alain Bichon. “È un bel film, mi ha emozionato in tanti momenti.

È esauriente nel presentare la vicenda di Enzo Tortora – ha detto Bichon – e mi sarebbe piaciuto selezionarlo per ricordare il nome Tortora e tutte le ingiustizie che ha vissuto in un modo così degno e forte”.

In merito poi alle motivazioni dell’esclusione, Bichon ha chiarito: “Il motivo è semplice: io posso selezionare solo 8 documentari e ho ritenuto di dare una chance ad altri.

Se mi chiedesse cosa c’è che non va, sarebbe difficile rispondere.

Non c’è niente che non va, ma forse è un film molto classico con un alto contenuto giornalistico e noi, anche in questa edizione, abbiamo preferito lavori più creativi.

Ripeto, purtroppo ogni anno devo rinunciare almeno ad una dozzina di film che invece vorrei proiettare e mi trovo a dire di no anche se non vorrei”.

Per avere un commento a proposito delle dichiarazioni di Bichon, abbiamo sentito anche il regista, Ambrogio Crespi: “Apprezzo molto le parole di Alain Bichon, i suoi complimenti rappresentano quasi un premio dal momento che a pronunciarli è un addetto ai lavori.

Tuttavia le sue ragioni suonano un po’ come un pretesto che ho già sentito in altre occasioni. Ma forse mi sbaglio… Lo scorso anno al Festival internazionale del Film di Roma, Muller mi disse che il mio docufilm era “bello ma corto”, una motivazione che lascia il tempo che trova.

Oggi poi, come allora, apprendo dell’esclusione del documentario dalla stampa perché solo questa mattina Bichon ci aveva detto che ancora non era stato deciso nulla. Vedremo, spero ancora che la notizia sia da confermare”.

*www.opinione.it

Vedi anche: Parla il giudice che condannò Enzo Tortora