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Cambio di passo e il film accelera 

Tra le lamentele più classiche di chi assiste a certi film, c'è quella "è troppo lento".

Ma siete sicuri di non aver visto un film più veloce di quello per cui avete pagato il biglietto? Sì, perché spesso, in sala, grazie a uno stratagemma molto furbo, il film accelera e guadagna 5,6 minuti a discapito del tempo netto.

Ma perché questo cambio, dal tradizionale passo 24 a quello 25, ovvero il consueto ritmo con cui vengono proiettate le immagini dai proiettori di sala?

Tra i motivi spicca quello commerciale: i gestori delle sale sono tenuti a programmare la pubblicità, che viene pagata bene e deve raggiungere il pubblico, a tempo debito.

Più o meno insomma con le tempistiche della tv, dove il film va già in onda a passo 25 e si guadagnano 6 minuti su 2 ore. 

La velocizzazione, che esiste ma resta ancora un fenomeno episodico, può ovviamente servire ad accelerare un kolossal interminabile, e in tal caso, risparmiando tempo, si può ampliare la programmazione.

Ma il metodo, come spiegano gli addetti al settore, dovrebbe diventare sistematico, perché non bastano certo 6 minuti a guadagnare una proiezione in più.

Ma perché usare questo metodo se il cinema è anche una parentesi di svago e relax?

Il tempo in realtà è denaro e se si calcolano i 100 minuti medi di film, i 12 minuti di pubblicità regolarmente acquistati, i 5 di intervallo, e lo spazio per i trailer, è evidente che complessivamente guadagnare tempo è funzionale a chi vuole ampliare la programmazione e garantire a un pubblico più vasto l'accesso in sala. In effetti, in tv il ritmo è lo stesso, a meno di non voler preservare in assoluto la liturgia della sala, dove però non mancano altri problemi.

Come far saltare i trailer «in testa ai film», sovrapporli con le immagini di un altro film dello stesso produttore, magari mandando il tutto fuori sincro.

La crisi della televisione generalista dovrebbe aiutare il cinema ma il metodo televisivo, e la dittatura della pubblicità, ha invaso anche la sala: gli spezzoni pubblicitari delle pellicole sono a pagamento, hanno tariffe esose e norme che ne tutelano la proiezione, quindi nessuno si sogna di non trasmetterle o di renderle strozzate.

Meglio saltare qualche fotogramma del film, piuttosto.

Cose impensabili nei tempi in cui i messaggi promozionali dovevano essere proiettati nelle sale con le luci accese.

Ultima salvezza per i puristi: il digitale.

Accelerare non è possibile, almeno che il processo non sia stato attuato in una fase precedente, nella lavorazione.www.yahoo.com

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