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Il segreto di Pretty Woman

di Massimo Gramellini*

Com’è possibile che alla ventiduesima replica «Pretty Woman» abbia radunato ancora davanti al video quasi cinque milioni di persone?

Esiste un filo onirico che unisce Cenerentola a Sissi, Sissi alla prostituta di Julia Roberts e la prostituta alle eroine di «Twilight» e delle «Cinquanta Sfumature»?

E’ così originale la vicenda di un miliardario che affitta una escort (una sola, poi) per qualche cena elegante?

Le domande sono molte e, poiché esiste la fondata ipotesi che una delle ventidue repliche vi abbia attraversato la retina, non starò a ripercorrere la trama del film per filo e per segno.

Basterà ricordare che «Pretty woman» racconta la fiaba d’amore fra una moderna cenerentola e un moderno principe azzurro: un finanziere prima della crisi dei mutui, quindi ancora circonfuso da un alone immacolato di irresistibilità. Ma un sogno esclusivamente materialista sarebbe evaporato in fretta.

Se l’immaginario delle donne è rimasto segnato per sempre, ci deve essere qualcosa che agisce a livelli più profondi. Ho il sospetto che sia il rovesciamento dei ruoli nell’interiorità.

La prostituta è povera e volgare, ma si vuole bene. Il manager è ricco e raffinato, ma si detesta.

Il più disgraziato dei due, alla fine, è lui. Infatti la escort può anche ricominciare a vivere senza il lusso garantitole dal finanziatore.

E’ il manager che si sente sperduto senza l’energia vitale della ragazza.

Andando a riprenderla, non salva lei, ma se stesso.

Meglio, si salvano a vicenda.

Perché cos’è in fondo l’amore, se non l’eterna storia di due naufraghi che decidono di salvarsi a vicenda?

«Pretty Woman» alla 22esima replica fa 4,6 milioni di telespettatori

di Piero Negri*

Rai 1 l’ha trasmesso 22 volte: la prima fu nel 1992 (la videro in 10.388.000 spettatori e fece il 37,08% di share), l’ultima ieri sera, 4.676.000 telespettatori per uno share del 17.81%.

È stato il programma più visto della serata.

«Pretty Woman» è qualcosa di più di un grande successo.

È un culto, la versione contemporanea della fiaba di Cenerentola, un nuovo mito, una storia che non stanca mai e anzi offre il piacere sottile della prevedibilità.

Per quei pochissimi (tutti uomini, si immagina) che non l’avessero mai visto, questa la trama: Vivian Ward, giovane prostituta di Hollywood (Julia Roberts), incontra il miliardario Edward Lewis (Richard Gere), che le propone di rimanere con lui un’intera settimana a un prezzo da capogiro.

Lei accetta, e il rapporto «professionale»si trasforma e li trasforma: lei diventa una principessa e lui trova l’amore. Felici e contenti, il miliardario e la prostituta si avviano a un destino di frizzante agiatezza.

Il film è del 1990, l’ha diretto Garry Marshall.

La canzone che dà il titolo al film è il più grande successo di Roy Orbison, e risale al 1964.

*www.lastampa.it

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