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Rivedere l’italicum

di Davide Giacalone*

Giorgio Napolitano è considerato, a ragione, non il solo genitore, ma l’inseminatore della riforma costituzionale, oramai avviata verso la sua definitiva approvazione.

 

Il fatto che egli usi un linguaggio d’altri tempi (migliori dei presenti), più felpato, e il sovrapporsi con altro chiassoso polemizzare, ha messo in ombra due punti rilevanti: a. Napolitano considera pericoloso e squilibrato, come noi qui avvertimmo, il sommarsi del monocameralismo con l’Italicum, il nuovo sistema elettorale; b. a parte i salamelecchi di circostanza, il suo appello non è caduto nel vuoto, bensì è stato respinto dal ministro Boschi.

Dei rapporti fra padri e figli m’interessa niente, ma questo passaggio segnala in quale brodo d’equivoci e finzioni ha preso corpo una riforma che porterà sfortuna alla Repubblica.

Un pezzo del ragionamento di Napolitano ricalca quel che qui sostenemmo inutilmente: se una sola Camera vota la fiducia al governo e se quella Camera viene eletta non con una legge maggioritaria, che sarebbe un bene, ma con il premio di maggioranza (che non è solo diverso, ma per molti aspetti l’opposto), ne deriva un pericoloso squilibrio, i cui unici contrappesi, ammesso che esistano, si trovano fuori dal Parlamento, magari presso la Corte costituzionale.

Il che porta malissimo alle istituzioni. Sicché, dice oggi, assai tardivamente, Napolitano, sarebbe saggio modificare la legge elettorale.

Ciò, però, pur avendo un solido fondamento, è privo di senso politico: avendo accettato l’assurdo, ovvero che la legge elettorale precedesse la definizione dell’organo da eleggere, ora si pretende di cambiare una legge approvata e mai utilizzata. Non ha torto Matteo Renzi quando risponde: e perché mai? Dite che crea squilibri?

Lo nego e, in ogni caso, lo sapevate già da prima, perché quando fu approvata era già in corso la riforma costituzionale. Gli hanno lasciato fare l’indicibile, compresa una riforma sgrammaticata e indeterminata, di cui s’accorgono solo ora che è troppo tardi.

Se alle preoccupazioni di Napolitano si volesse dare un senso e se alle sue parole si rivolgesse un po’ di rispetto, altro non resterebbe da fare che sospendere la lettura che la Camera deve ancora fare, della riforma costituzionale, anteponendole la riforma della riforma elettorale.

Ma non ci credo manco se lo vedo, perché questo farebbe saltare tutto, compreso il tentativo di far coincidere le elezioni amministrative con il referendum confermativo, in modo da annegare i problemi comunali nella retorica della “riforma da tutti attesa da tot anni” (la cifra cambia a seconda delle giornate).

Ergo: il presidente emerito ha parlato al vento, rendendosi conto dell’obbrobrio e sperando di non vedersene intestata la responsabilità.

Che invece ha. Semmai condividendola con chi l’ha resa possibile e l’ha votata quando era in bilico, compreso chi da a Napolitano del golpista, dimostrando, ad un tempo, riflessi non prontissimi e sindrome di Stoccolma.

Questa è la sostanza, ma lasciatemi aggiungere un dettaglio. La riforma e il sistema elettorale, che sommati fanno una schifezza, non sarebbero stati possibili se non sulla base del Nazareno, ovvero dell’accordo fra Berlusconi e Renzi.

Accordo poi rotto, ma non necessariamente interrotto. Il testo della riforma non sarebbe stato possibile se i neo-costituenti non fossero digiuni non solo di cultura costituzionale, ma dei Gastone privi di senso dell’orrore.

Napolitano si trovava al Quirinale. Non solo li ha lasciati fare, ma li ha spinti e retti, agevolando trasformismi nel passato deprecati. Lo ha fatto in parte perché, alla fine della sua corsa politica, ha potuto disporre del coraggio di cui dispose nel suo corso.

Ma lo ha fatto anche perché, da comunista sempre osservante, ma speranzoso d’essere considerato differente, aveva in uggia il suo stesso mondo, dal quale si vide negare il ruolo guida cui si sentiva vocato. Ha contribuito a seppellirlo nel ridicolo, nel mentre Renzi portava via i fiori e li regalava alle fanciulle. Dettaglio trascurabile, forse.

Ma da tenere a mente, per quando qualcuno chiederà come mai è stato possibile far passare un tale mostro giuridico, culturale e politico.

*www.liberoquotidiano.it