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Esistono quattro tipi di uomini politici

di Massimo Negrotti*

Il primo è dotato di ideali e di astuzia ed é il vero uomo politico. Il secondo è dotato solo di ideali, ed è perdente. Il terzo è dotato solo di astuzia, ed è il politicante. Il quarto non ha né ideali né astuzia e siede in Parlamento solo perché c’era posto.

Che gli ideali, o, almeno, idee di lungo periodo, in politica siano essenziali è fuori dubbio. Se, però, assieme a qualche idea un uomo politico non ha in serbo una buona dose di astuzia potrà realizzare ben poco perché l’azione politica, per esempio la proposta e poi l’attuazione di una legge, avranno sempre a che fare con richieste, obiezioni e, appunto, idee contrastanti.

Da Niccolò Machiavelli a Vilfredo Pareto alle “volpi”, come chiamavano ambedue le persone capaci di tessere strategie spregiudicate o, quanto meno, di intuire e poi superare l’opposizione altrui, va riconosciuto un ruolo fondamentale nella vita politica.

Gli ideali, o le idee, a loro volta non solo sono necessari ma costituiscono la più genuina motivazione per un vero uomo politico.

Libertà, democrazia, socialità, indipendenza dallo straniero, unità europea e così via sono le idee che hanno contrassegnato gli ultimi tre secoli della storia occidentale e solo una troppo sbrigativa e superficiale moda intellettuale può affermare che le ideologie sono finite.

Ciò che è terminato, ed era tempo che lo fosse, è semmai l’ideologismo, ossia l’attitudine a pre-giudicare le cose ottusamente e dogmaticamente attraverso qualche vangelo ideologico.

Ma le ideologie storiche, se pensate come dottrine politiche che prendono l’avvio da qualche concezione filosofica dell’uomo, della società e della Storia, non possono decadere perché ognuno di noi ha una ben precisa visione, anche se spesso tacita e inconsapevole, della natura umana e delle relazioni sociali ed è esattamente su questa base che le idee politiche assumono senso e divengo ideologie e poi dottrine e programmi.

È allora evidente che l’abbondante emergere, in tutta Europa, di movimenti o partiti che si qualificano unicamente per atteggiamenti di protesta, genericamente moralistici e caratterizzati da logiche e dialettiche di brevissimo periodo, è solo il segno di una grande crisi della cultura politica che sembra lasciare il posto a personaggi del tutto sprovvisti di idee e, quasi sempre, anche di abilità strategiche, a causa della loro estrazione dottrinariamente ambigua quando non del tutto inesistente.

Sulla scorta della vasta crisi che stiamo vivendo, costoro vendono la propria candidatura a varie istanze di potere, locale e persino nazionale, presentandosi come paladini dell’anti-ideologia e dell’anti-politica proprio mentre si accingono a farla. Ma senza idee non si va lontano e, anzi, si rischia di tornare indietro.

Rimanendo poi stoltamente a bocca aperta di fronte a conseguenze che, con un po’ di riflessione e di buona volontà, si sarebbe potuto ampiamente prevedere.

*www.opinione.it