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Il settore pubblico vive lontano dalla realtà

di Cesare Alfieri*

I pubblici dipendenti, quelli per intenderci del cartellino da vidimare a Sanremo, non lavoreranno mai, quindi l’unica possibilità che ha lo Stato italiano per andare avanti e funzionare è privatizzare e liberalizzare i servizi pubblici.

Ma si sta vedendo bene la fatica che fa l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, ad andarsene? Ha cercato di fare anche l’assicurazione per riscuotere e turlupinare i romani, come se non fosse bastato tutto il resto.

Marino non si leva di torno perché non solo è troppo comodo spendere a sbafo degli italiani senza lavorare né essendo responsabile di alcunché di ciò che si fa, ma perché, come tutta la sinistra, se non prende l’obolo pubblico, ciò che gli pagano gli italiani appositamente tartassati di tasse, non ha niente di cui “campare”.

Ecco perché non scolla dalla sedia. Esattamente come tutta la Pubblica amministrazione italiana.

Finché il settore pubblico resterà sganciato e scollegato dal mercato e dalla responsabilità, che vuol dire essere responsabili di ciò che si fa, risponderne, oltre che all’utilità e produttività, lo Stato italiano continuerà a non funzionare e si rigirerà nella melma come fa oggi.

Si guardi l’Anas, al pari di moltissime altre strutture pubbliche solo ieri. Si va avanti a corruzione. Il problema quindi non è più reprimere la corruzione che oggi è diffusa normalità, ma costruire un sistema collettivo differente.

Il problema non è cambiare il personale pubblico, il quale dimostra ogni giorno di essere per lo più inutile e di fare da zavorra economica allo Stato, ma rendere autonomi i settori pubblici, dall’economia alla politica, sottraendo allo Stato ogni possibilità di gestire e regolare la vita produttiva.

Convertire il pubblico nel privato, detto in altre parole sfamare l’esercito della sinistra attaccata all’osso pubblico con lavori produttivi, privatizzati e liberalizzati, che stiano in piedi, economicamente autonomi sul mercato, non solo nazionale ma globale, mondiale.

È questa la sfida che attende il Paese. È questa la sfida che attende l’Italia. Le strade devono essere costruite in Italia senza dover pagare mazzette o tangenti all’Anas. Quelle infrastrutture devono essere realizzate dai privati e sul mercato globale.

Restringere il ruolo dello Stato, fare confluire il lavoro pubblico in quello privato produttivo, privatizzare e liberalizzare quanto più possibile.

Ciò che vale ed è produttivo evita come la peste gli Stati ad alto intervento statale come il nostro, si va dove non ci sono mazzette e tangenti, dove si lavora e le poche regole lo consentono.

*www.opinione.it