Pin It

Un Facebook solo al comando

 

Una ricerca di una società svedese conferma la leadership assoluta nel mondo dei social network.

260 miliardi di pagine viste al mese, 11 volte più di MySpace, 59 volte più di Twitter. Luca Castelli

260 miliardi di pagine viste ogni mese. 8,6 miliardi al giorno. 6 milioni ogni minuto, cioè più o meno nel tempo che impiegherete a leggere questo articolo. Sono le ultime cifre, raccolte dalla società svedese Pingdom, che sanciscono la trionfale marcia di Facebook. Un cammino inarrestabile che sembra avere ormai annichilito la resistenza di tutti gli altri social network: MySpace è a distanze siderali (24 miliardi di views), il resto sono briciole.

Il sito creato appena sei anni fa da uno studente diciannovenne di Harvard è oggi una comunità abitata da 350 milioni di utenti. Per funzionare ha bisogno dell’energia di calcolo fornita da 30,000 server e il suo ruolo culturale e sociale è tale che ormai Facebook fa da sfondo, contorno e terreno di polemica per qualsiasi fatto mediatico o di cronaca, dalle aggressioni al Presidente del Consiglio in giù. A ottobre arriverà anche la consacrazione di Hollywood, con un film diretto da David Fincher e con Justin Timberlake tra gli interpreti.

I dati pubblicati da Pingdom e raccolti tramite Google vanno maneggiati con cura. Al quinto posto della classifica, per esempio, distante anni luce da Facebook, fa la sua comparsa anche Twitter. In questo caso i numeri rischiano però di ingannare, visto che i tweet, i micromessaggi di Twitter, non viaggiano tanto sulle pagine web tradizionali quanto sugli schermi dei telefonini o sui siti di terze parti (Facebook incluso, nei cui status molti utenti convogliano anche la loro attività su Twitter).

Ciò non toglie che – nel campo dei social network tradizionali – le cifre della ricerca confermino almeno un’irresistibile tendenza delle nuove tecnologie: quella verso la leadership assoluta. Tanto frenetico nel creare nuovi e diversificati percorsi industriali, il mondo high tech e di Internet si dimostra anche molto propenso a consolidare rapidamente strutture semi-monopolistiche. Dal lungo dominio di Microsoft Explorer tra i web browser a quello di Google nella ricerca, per arrivare alla sovranità di Apple su lettori MP3 e musica digitale, la strada della Silicon Valley è lastricata di percentuali bulgare.

Il caso di Facebook è lampante. Forte di un target decisamente azzeccato (l’intera umanità), il sito ha impiegato pochissimo tempo a raggiungere MySpace, superarla e scomparire all’orizzonte. Quel rapporto schiacciante di 11 volte a 1 nelle page views tra i due network – per quanto indicativo solo di una delle tante chiavi di lettura del fenomeno – non potrà certo far piacere a Rupert Murdoch. Quando nel 2005 acquisì MySpace per circa mezzo miliardo di dollari, difficilmente il tycoon australiano avrebbe immaginato di venir surclassato nel giro di una manciata di anni e con simile facilità e impertinenza dall'invenzione di uno studente universitario.

www.lastampa.it

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna