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La sicurezza non è mai troppa

Si celebra lunedì 28 aprile

Una data importante per puntare nuovamente i riflettori su una delle emergenze più gravi del nostro paese; e che diventa ancor più drammatica nella prima parte di quest’anno.

Dopo un biennio in cui si evidenziava un decremento del numero delle vittime in ambiente di lavoro ordinario, nel 2014 invece la mortalitaà torna a crescere con un valore preoccupante (+ 25,7 per cento rispetto al 1° trimestre 2013)

Intervento di Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering

La Giornata Mondiale per la Salute e per la Sicurezza sul Lavoro è un appuntamento importante per tutti i lavoratori e per tutti coloro che sono impegnati a diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il 28 aprile è ormai da tempo una ricorrenza consolidata a livello internazionale e diventa un’occasione utile e preziosa per affrontare una delle più gravi emergenze che affliggono il nostro Paese. Soprattutto nel primo trimestre di quest’anno.

E, infatti, dopo un biennio in cui si evidenziava un decremento del numero delle vittime in ambiente di lavoro ordinario, tra gennaio e marzo invece la mortalità è tornata a crescere con un valore preoccupante (+ 25,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013).

Nel mese di marzo infatti sono state 42 le vittime .

Erano 50 nei primi due mesi del 2014.

Così la tragedia è praticamente raddoppiata e nella mappatura del dramma ad emergere sono Lazio, Veneto e Lombardia.

Ed è proprio in Veneto e in Lombardia che si conta il maggior numero delle vittime del mese di marzo, rispettivamente con 7 e 6 decessi.

Intanto la maglia nera per il primo trimestre va al Lazio (11 vittime), seguita dal Veneto (10), dalla Lombardia (9), da Sicilia, Piemonte ed Emilia Romagna (8), Toscana (6), Trentino Alto Adige (5), Marche, Puglia e Campania (4), Friuli Venezia Giulia, Calabria (3), Abruzzo, Sardegna e Liguria (2), Valle D’Aosta, Molise, Basilicata e Umbria (1).

Questa la geografia del dramma in termini ‘assoluti’ che cambia però quando si osserva l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. Il risultato peggiore secondo le elaborazioni degli ingegneri dell’Osservatorio mestrino arriva dalla Valle D’Aosta con un’incidenza pari a 18,5 contro una media nazionale di 4,1.

Seguita dal trentino Alto Adige (10,5), dal Molise (10,1) e dalle Marche (6,4).

Il 34 per cento degli incidenti si è verificato nel settore agricolo, il 22,6 per cento nelle costruzioni, l’8,6 per cento nel settore dei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni, il 6,5 per cento nel commercio ingrosso/dettaglio e il 5,4 per cento nella produzione e distribuzione/manutenzione di energia elettrica, gas, acqua.

La prima causa di morte è la caduta dall’alto (31 per cento dei casi del primo trimestre 2014), seguita dal ribaltamento di un mezzo/veicolo in movimento (20,4 per cento) e dallo schiacciamento (19,4 per cento).

Guardando alle classifiche provinciali è Torino ad emergere con il dato peggiore di tutto il Paese con 5 morti bianche in ambiente di lavoro ordinario, seguita da Bolzano , Milano e Roma (4).

Mentre l’incidenza più alta della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa a livello provinciale viene registrata a Nuoro (37,7).

Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 12 pari al 12,9 per cento del totale. Quarantenni e cinquantenni i lavoratori più coinvolti dal dramma.

Questo lo sconfortante riepilogo di un trimestre che ha già visto quasi 100 vite spezzate sul lavoro e solo in ambiente di lavoro ordinario.

L’unico auspicio è che questo Governo adotti, sin da subito, azioni concrete e diverse dai suoi predecessori come quella di prevedere la detassazione degli utili sui costi sostenuti dalle aziende in materia di sicurezza come dovrebbe fare ogni paese civile in cui si muore troppo per lavoro.

Tali incentivi costituirebbero sì un costo per lo Stato, ma comunque si tratterebbe di un investimento minore rispetto ai costi che la collettività sostiene a causa delle morti bianche.

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