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Giorno dopo giorno mi sembra di rivedere un film già visto

di Alessandro Sallusti*

Giorno dopo giorno mi sembra di rivedere un film già visto, quello che lo scorso anno aveva come attore principale Matteo Salvini e come set il Papeete di Romagna.

Cambiano i protagonisti e la scenografia, ma la trama mi pare identica: come accadde sul Titanic si balla e si brinda sul ponte delle feste mentre la nave si dirige inesorabilmente verso l'iceberg fatale.

Al Papeete Salvini ballava in costume, Conte e Zingaretti non dismettono lo smoking, ma il destino è lo stesso. Ricordate?

Cinque Stelle e Lega esattamente un anno fa giuravano di amarsi ma prendevano tempo su tutto perché non erano d'accordo su nulla, così come oggi fanno Cinque Stelle e Pd.

Non durò allora, non può durare oggi, e lo dico non perché io sia un esperto delle cose politiche, ma perché è una legge naturale e quindi ineluttabile.

L'orchestra suona e Conte balla anche con una certa classe, ma l'iceberg è lì, nessuno di loro lo vede e quindi nessuno può fare nulla per evitarlo.

È incredibile come siano convinti di farcela: probabilmente non c'è malafede, è solo la droga del potere che offusca la mente, ti esalta e proietta in un mondo irreale.

Non c'è una, dico una, cosa che funzioni, non un tassello che si stia incastrando al posto giusto.

È tutto un vivere alla giornata ed è rimasto solo il povero Travaglio a esaltare quotidianamente le gesta di questo regime decadente, più di quanto l'agenzia di informazione del regime Stefani fece con il Duce durante il Ventennio.

A parti inverse, lui si definirebbe un lecchino di Stato, io non lo faccio perché trovo che in questo ci sia qualche cosa di tenero, financo romantico.

Il Paese sta crollando e lui cerca disperatamente di dimostrare che Berlusconi non può essere riabilitato neppure dopo che un audio incontestabile ha dimostrato che la sua condanna fu una truffa di Stato.

Non gli viene neppure in mente che il Paese stia crollando proprio perché i suoi amici giudici hanno palesemente violato le regole della democrazia, che Berlusconi andava battuto nelle urne e non nei tribunali taroccati.

No, lui è sul ponte a ballare e se qualcuno gli dice che l'iceberg si avvicina lui alza il calice: lunga vita a questa nave.

Brindo anche io, ma non prima di essermi assicurato un posto sulle scialuppe di salvataggio.

Il problema è che, come sul Titanic, non so se ce ne saranno a sufficienza per tutti.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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