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Taglio netto alle imposte e deficit a zero nel 2020

di Anna Maria Greco*

Il Cavaliere punta a ridurre il debito pubblico rilanciando l'economia: "Lo fece Kennedy"

Dopo il viaggio a Bruxelles, Silvio Berlusconi vuole fare chiarezza e assicurare che divisioni nel centrodestra non ce ne sono, sui doveri verso l'Unione Europea.

Neppure sul controverso tetto del 3% al rapporto deficit-Pil, imposto dalle istituzioni comunitarie. «Abbiamo intenzione - conferma il leader di Forza Italia- di mantenere gli impegni assunti dall'Italia».

Poi aggiunge che lui e il numero uno della Lega, Matteo Salvini, hanno «detto la stessa cosa» e spiega il suo pensiero: «Probabilmente il 3% è una cosa sbagliata, ma se possibile lo manterremo, dipende dall'andamento della nostra economia. Superarlo non è nulla di scandaloso».

Di prima mattina il leader azzurro chiarisce anche, a Radio 24, che spera di «riuscire a mantenere l'impegno di azzerare il deficit entro il 2020».

Per ridurre il debito pubblico, dice, è necessario «lo sviluppo dell'economia, per cui il numeratore, il 134%, diminuisce rispetto al Pil man mano che aumenta il denominatore, che oggi è falsato dal reddito sommerso».

L'altra questione su cui torna l'ex premier è quella della flat tax, convinto che proprio la riforma fiscale farà tornare a girare l'economia.

Com'è stato negli Usa, ricorda, quando hanno abbassato le tasse facendo salire le entrate John F. Kennedy e il suo successore Lyndon B. Johnson negli anni '60 e Ronald Reagan negli anni '80, come in Gran Bretagna con Margaret Thatcher e anche com'è avvenuto nella Federazione russa, «oggi arrivata addirittura al 13%».

In Italia il programma del centrodestra propone di partire da un'aliquota 10 punti più alta. «Dipenderà - dice il Cavaliere - dalla compatibilità dei conti pubblici, non possiamo permetterci di tagliare le tasse in deficit».

Rispondendo alle critiche degli avversari, da Matteo Renzi a Pier Carlo Padoan, Berlusconi assicura che «la flat tax non peggiora i conti pubblici, li migliora, deve aumentare il gettito». La progressività dell'aliquota, spiega, sarà legata all'andamento economico.

«Vogliamo tenere i conti in ordine, quindi all'inizio la flat tax verrà coperta dalla razionalizzazione della giungla delle detrazioni, delle deduzioni, degli incentivi e prima di tutto dall'emersione del sommerso. Così potremmo fissare l'aliquota al 23%, per poi progressivamente scendere, man mano che gli effetti positivi si manifesteranno, magari fino al 15%».

Il recupero dell'evasione e dell'elusione delle tasse, su cui conta il leader azzurro, si basa anche su un possibile aumento delle pene «per chi vuole svicolare dalla correttezza fiscale», che scoraggerebbe ogni tipo di frode.

Nell'intervista radiofonica l'ex premier interviene anche sulle tensioni in Medio Oriente, dopo la decisione del presidente americano su Gerusalemme capitale di Israele. Berlusconi condivide la sostanza: «Con un ipotetico governo di centrodestra, come Italia all'Onu avremmo votato a favore».

Ma critica la tempistica: «Consideriamo inopportuna la mossa del presidente Trump, per il momento in cui l'ha presa». La posizione di Forza Italia e del suo leader cerca l'equilibrio e non la rottura o lo scontro.

«Siamo dalla parte di Israele - dice il Cavaliere -, che ha diritto di vedere riconosciuta come sua capitale Gerusalemme.

 

Siamo dalla parte dei governi arabi moderati, come l'Egitto o la Giordania, che contribuiscono alla stabilità. Siamo contro l'integralismo e il terrorismo che avrebbero potuto vincere in Siria.

Siamo con tutte le forze che in Medio oriente si battono per la modernizzazione e l'allargamento degli spazi di libertà».

*www.ilgiornale.it  

tutti pazzi per la Civita