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L'ex premier conferma i rimpatri e assicura: "Gli alleati non pensano all'accordo col M5S"

di Fabrizio de Feo*

Silvio Berlusconi continua la sua offensiva contro l'immigrazione irregolare.

Lo fa senza alzare i toni, nè giocare sull'enfasi ma ribadendo che il buonismo e la retorica del «tutti dentro» non sono una soluzione seria e praticabile e servono fatti, non parole.

«Chi è in italia senza titolo deve essere riportato nel suo Paese. Mi meraviglia che la sinistra non si renda conto di quanto sia grave l'allarme sociale» dice in una intervista al Tg3.

«Quello che è strano è che la sinistra non sia d'accordo sul fatto che le leggi vanno fatte rispettare.

A me pare di aver detto solo cose di assoluto buonsenso. Chi non ha titolo a stare nel nostro Paese va riportato indietro.

Certo, con gradualità perché si tratta di un numero molto grande, e rispettando sempre la dignità delle persone, ma va fatto con assoluta fermezza».

Il riferimento al Pd non è casuale, visto che l'approccio del centrosinistra al problema resta morbido, come conferma Paolo Gentiloni per il quale è «impossibile e sbagliato promettere lo stop dei flussi», mentre +Europa continua a promettere regolarizzazioni di massa.

Berlusconi viene poi sollecitato sui violenti attacchi riservatigli dagli esponenti pentastellati che probabilmente alla luce dei sondaggi hanno deciso di alzare i toni e cambiare bersaglio, concentrandosi sul centrodestra e sul suo leader piuttosto che sul Pd.

«I Cinquestelle non sono interlocutori politici sono una setta pericolosa nessuno dei nostri alleati può nemmeno lontanamente pensare a un accordo con loro».

Per il Cavaliere «Di Maio e Di Battista usano la calunnia, gli insulti, il linguaggio dell'odio. È un piccolo assaggio di come sarebbe l'Italia governata da loro».

Berlusconi poi torna sul cavallo di battaglia della rivoluzione fiscale ad aliquota fissa, definendo irrinunciabile «la flat tax al 23%».

Mette sul piatto, però, anche alcune detrazioni che la accompagneranno: «Si potranno anche togliere dal reddito 12mila euro, 2mila euro per i figli piccoli, mille euro per i figli grandi, le cure mediche e gli interessi sul mutuo».

Il presidente di Forza Italia continua poi a sperimentare mezzi di comunicazione più moderni (un sondaggio lo dà sul podio dei leader più graditi dai millenials, ovvero i ragazzi nati dal 1980 al 2000) e continua a orchestrare la sua campagna elettorale anche sui social network.

Lo fa mettendo in rete un altro video-messaggio, questa volta con tema l'aumento delle pensioni minime. «Con il centrodestra alla guida del Paese siamo riusciti ad aumentare le pensioni minime a ben 1 milione e 835mila pensionati. Lo avevamo promesso e lo abbiamo realizzato, con i fatti e non solo con le parole».

Il Cavaliere, con un cartello in mano, ricorda «abbiamo aumentato le pensioni a 1.835.000 pensionati portando le pensioni a un milione di lire. Allora non c'era ancora l'euro e un milione di lire era sufficiente per arrivare dignitosamente a fine mese».

«Per noi - aggiunge - la prima moralità della politica è proprio questa mantenere gli impegni assunto con gli elettori prima del voto».

Infine Matteo Renzi tra una dimenticanza e l'altra (sostiene che il Trattato di Dublino venne firmato nel 2003 dal centrodestra quando quello in vigore è in realtà quello siglato dal governo Letta nel 2013) si concede una battuta sul suo avversario: «Silvio Berlusconi ha dodici, tredici vite. Possiamo dire che è un gatto alla seconda».

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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