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Matteo accusa già gli alleati

di Roberto Scafuri*

I cespugli attesi sotto l'1% (Lorenzin e Nencini) e sopra la soglia del 3% (Bonino) toglieranno seggi ai democratici.

Nella corsa al ribasso del suo Pd senza appeal, ormai il segretario Matteo Renzi sembra uno di quegli attori d'avanspettacolo al tramonto che le prova tutte, di qualsiasi genere.

Genere melodrammatico, tendente al farsesco: «Se non vince il Pd, non è un problema del Pd ma un problema dell'Italia». Genere piccola fiammiferaia vittima della società crudele: «Siamo circondati da messaggi che ci vogliono far paura».

Genere minaccia terroristica: «Alla gente che vuole votare moderati o sinistra radicale, dico: ma siete pronti a un governo a trazione leghista, con Salvini che dà le carte e Casapound l'appoggio esterno?».

Genere avanti popolo: «Dobbiamo scuoterci di dosso la rassegnazione, la stanchezza e la paura. Basta piangersi addosso, saremo il primo partito e il primo gruppo parlamentare, se facciamo quello che dobbiamo fare».

Il campionario delle frasi, limitato solo alla giornata di ieri, mostra a sufficienza lo stato d'animo del leader che sa di perdere ma non più che cosa inventarsi. Tocca con mano la rassegnazione dei militanti, evoca timori e delusioni più che aspettative di gloria.

Di sicuro, Renzi ha già in mente un lungo elenco per scaricare sugli altri la sconfitta annunciata.

Capro espiatorio privilegiato è costituito dalla compagnia di giro messa su per fornire il Pd di un simulacro di coalizione. Ascari e portatori d'acqua reclutati all'ultimo momento, in fretta e furia, per sfuggire all'accusa di isolamento e tentare di recuperare voti in uscita. Sono raggruppati in tre liste farlocche.

La prima, quella del fedele suddito Nencini, troppo debole per portare in dote il suo asfittico Psi, ha trovato nel prodiano Santagata e nel micro-verde Angelo Bonelli due agnellini votati al sacrificio. Simbolo «Insieme» (non agli elettori), non raggiungerà neppure l'uno per cento, i sondaggi lo confermano. I voti raggranellati saranno inutili per il Pd.

Altra operazione-truffa è stata quella di sfruttare la popolarità mediatica della Bonino (a Renzi assai poco simpatica). Pur di consentirle di aggirare la legge, le hanno appioppato un vetero che più vetero non si può, Bruno Tabacci, il dc per tutte le stagioni (è stato persino assessore con Pisapia a Milano). Il problema, stavolta, è che la lista +Europa potrebbe persino superare il tre per cento, in chiave di voti in forte dissenso con Renzi.

I sondaggi la danno tra il 2,6 e il 2,8%, a un passo dal traguardo. Se accadesse, i voti non alimenteranno il Pd ma andranno a costituire una piccola pattuglia parlamentare che agirà di testa propria.

Altro brutto affare, altra fregatura per Renzi. Ma a deludere maggiormente il Capo pd pare ci sia la listarella della Lorenzin e Casini, che raccoglie le spoglie del Ncd che fu. Erano sicuri che restasse proprio nella forbice che fa comodo, tra l'uno e il tre per cento. Invece i sondaggi la danno in grave affanno e stabilmente sotto l'uno. Anche in questo caso, voti dispersi nel nulla e un altro cespuglio difficile da digerire.

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

 

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