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E Renzi assicura: "Non ci saranno larghe intese"

"Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve termine, della governabilità e stabilità politica dell’Italia".

Lo ha detto il presidente emerito Giorgio Napolitano durante la cerimonia all’Ispi, l’istituto di studi di politica internazionale, nella quale ha consegnato proprio all’attuale presidente del Consiglio il premio Ispi 2017, destinato a personalità che hanno contribuito a rafforzare l’immagine dell’Italia nel mondo.

Così, dopo l’endorsement da parte dell’ex premier Romano Prodi, di Emma Bonino e Walter Veltroni, oggi il premier Gentiloni raccoglie anche quello di Giorgio Napolitano.

Nel suo intervento Napolitano mette in luce le qualità del premier uscente: "Un’attitudine all’ascolto e al dialogo e uno spirito di ricerca senza preclusioni da ministro degli Esteri e poi da presidente del Consiglio".

E ancora "la sua impronta di libertà e lo spirito di ricerca , senza preclusioni di sorta che hanno caratterizzato fin dall’inizio il suo impegno civile".

"La qualità della sua educazione famigliare e scolastica - aggiunge Napolitano - gli offre strumenti importanti anche per il suo futuro operare ai più alti livelli".

Il presidente onorario dell’Ispi ricorda la sensibilità di Gentiloni per le problematiche ambientaliste, i tempi in cui si avvicinò a Rutelli e gli impegni a livello amministrativo romano. Fino all’ingresso nel Pd nel 2007.

"Con l’assumere responsabilità di partito e di governo sul piano nazionale - dice - la figura di Paolo Gentiloni muta la fisionomia e acquista nuovo spessore.

Ma quello che vorrei sottolineare è che alla coerenza, alla lealtà, alla disciplina di cui si fa carico, si accompagna sempre quella impronta di libertà, e spirito di ricerca senza preclusioni".

Napolitano ricorda il ruolo svolto dall’attuale premier come ministro degli Esteri e la sua attenzione "ai problemi dell’Europa unita".

Non è un mistero che il nome di Gentiloni circoli insistentemente come possibile nuovo presidente del Consiglio, soprattutto nell'eventualità in cui dalle urne non esca alcuna maggioranza. Il premier uscente potrebbe raccogliere attorno alla sua figura tutte le forze politiche disponibili a mettersi d'accordo pur di non tornare nuovamente alle urne.

Le cosiddette "larghe intese" da sempre osteggiate dalla Lega di Salvini e da Fratelli d'Italia della Meloni.

Anche il segretario del Pd oggi ha escluso questa eventualità. "Berlusconi ha ragione a dire no a larghe intese con Pd, ma sbaglia a dire che noi non teniamo. Berlusconi sta facendo una campagna che neanche il mago Silvan", ha detto Renzi ai microfoni di "Circo massimo". "Berlusconi ha votato i governi di Monti e Letta, non il mio", ha aggiunto.

*www.iltempo.it    

tutti pazzi per la Civita

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