Giuseppe ContePromette 200 miliardi, ne arriveranno solo 5

di Andrea Muratore*   

Il decreto liquidità del governo Conte inizia già a essere depotenziato: tra carenza di coperture, difficoltà negli stanziamenti diretti e garanzie cautelative la potenza di fuoco della manovra che stanzia, sulla carta, oltre 200 miliardi per coprire i prestiti alle imprese in una prima fase ne vedrà mobilitati una porzione ridotta.

Il rischio della distruzione del tessuto industriale

di Giuseppe Basini*

Poiché, finita l’alluvione di liquidità oggi necessaria per attutire questa enorme e strana crisi, provocata dal virus e da governi mediamente inetti, verrà il momento di pagare con denaro vero (non si può “creare moneta” in maniera continuativa, senza che questa non finisca per valere più nulla), ecco qualche proposta per l’inizio della ricostruzione.

Roma deve anticipare con vigore e forza gli effetti di una recessione

di Andrea Muratore*   

In un recente rapporto l’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, diretto dal professor Carlo Cottarelli, ha analizzato le misure di politica economica messe in campo dai principali Paesi, europei e non, per rispondere alla crisi da coronavirus che rischia di travolgere l’economia e la finanza del Vecchio continente e del mondo intero.

Chi fa impresa non crede e non ha mai creduto al declino dell’Italia

di Paolo Pillitteri*

Come ormai tutti noi sappiamo, l’allarme suscitato dal coronavirus non è unico, nel senso che non attiene soltanto alla salute, benché nella salvaguardia di questa si ripongano giustamente gli sforzi maggiori.

C’è un fantasma che si aggira per l’Italia in queste giornate di profonda mestizia: il ritorno al “pubblico”.

di Alessandro Giovannini*

La tentazione di rinvigorire il modello dell’economia di Stato, per la verità, non è mai morta, ma nelle ultime settimane sta trovando nuova linfa sulla spinta emotiva della pandemia e, forse, della generosità della Repubblica popolare Cinese verso il nostro Paese.