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Roma deve anticipare con vigore e forza gli effetti di una recessione

di Andrea Muratore*   

In un recente rapporto l’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, diretto dal professor Carlo Cottarelli, ha analizzato le misure di politica economica messe in campo dai principali Paesi, europei e non, per rispondere alla crisi da coronavirus che rischia di travolgere l’economia e la finanza del Vecchio continente e del mondo intero.

L’Osservatorio Cpi ha raggruppato in maniera sinottica le scelte di politica fiscale poste in essere da Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Germania e Usa valutandone l’incidenza in rapporto al Pil.

Il quadro raccoglie, di fatto, solo le misure a cui i governi e le autorità pubbliche hanno dato forma concreta e avviato l’applicabilità operativa: dunque, nel quadro, sono segnati con un asterisco gli sforzi annunciati e esclusi quelli stimati unilateralmente dai singoli governi.

Come l’ipotesi, paventata dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, che il piano di spesa pubblica italiano possa attivare capitali privati per 350 miliardi di euro.

Il rapporto, ripreso anche da Repubblica, indica con chiarezza come la Germania sia stata la nazione che ha messo in campo le maggiori risorse in rapporto al valore del suo sistema economico.

Principalmente grazie alla voce delle garanzie pubbliche alle imprese (che valgono il 35,7% del Pil tra governo e banca pubblica Kfw) il maxi-bazooka del governo di Angela Merkel tocca il 44% del Pil.

Ovvero quasi 1.700 miliardi di euro.

Uno stanziamento-monstre in cui figura un aumento del deficit per 156 miliardi di euro (il 4,7% del Pil) e un sistema di garanzie praticamente illimitate di prestiti alle imprese.

Anche Regno Unito (14,9% del Pil), Francia (12,4%) e Spagna (8%) trainano con le garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese e alla ripresa della loro attivitĂ  i loro pacchetti di risposta a una potenziale crisi sistemica.

Appare questo il volano maggiormente seguito per coprire con la garanzia dello Stato la ripresa dell’attività imprenditoriale o mettere i gruppi nazionali al riparo da rischi sistemici.

Fino all’eventualità di un “bailout generale” che potrebbe comportare rischi sistemici per la ripresa.

Le manovre di Londra, Parigi e Madrid valgono, rispettivamente il 17,7% (più un 3,5% già annunciato e ancora da deliberare), il 14,3% e l’11% del prodotto interno lordo.

Con il varo del maxi-pacchetto di stimolo da parte del Senato, Washington metterĂ  sul campo circa 2 trilioni di dollari, pari al 9,3% del Pil degli Stati Uniti.

Nel rapporto del Cpi lo stimulus package è declinato nella categoria generale delle misure di politica fiscale, in quanto dopo il passaggio alla Camera si ufficializzerà il definitivo flusso di denaro tra i vari comparti della spesa pubblica.

Molto piĂą indietro Italia, Paesi Bassi e Giappone.

Il governo olandese, inserito come termine di raffronto per l’impegno necessario per un’economia di taglia inferiore, ha varato un non indifferente pacchetto pari al 2,5% del Pil.

“Le misure fiscali messe in campo a sostegno dei lavoratori e delle imprese”, spiega il rapporto, “ammontano a circa 20 miliardi di euro, il 2,5 per cento del Pil.

Il governo si è inoltre impegnato a offrire garanzie pubbliche sui prestiti alle imprese, ma non ha finora indicato un valore preciso di queste garanzie”.

Tokyo ha annunciato che varerĂ  ad aprile una nuova manovra di matrice anticiclica e ha giĂ  incasellato la cifra del 2,7% del Pil come extra-deficit necessario.

Ad oggi, però, le misure annunciate si limitano a uno stimolo fiscale minimo (0,1%) e a un ridotto aiuto alle imprese (0,3%).

Il Giappone è il fanalino di coda della classifica, ma anche l’Italia langue in fondo alla classifica.

Il team di Cottarelli non ha reputato contabilizzabili, come detto, gli annunci di Gualtieri di una mobilitazione di risorse fino a 350 miliardi di euro (19,7% del Pil) con la leva privata.

Ad oggi il governo ha messo sul campo solo 25 miliardi di euro, ovvero l’1,1% del Pil.

Depurati delle spese necessarie al servizio sanitario, il cui rafforzamento è di vitale importanza e assorbirà circa un quinto delle risorse, lo stimolo vero e proprio impatterà per lo 0,9% del Pil.

Il centro studi di uno studioso tutt’altro che pregiudizievole verso l’Europa e le politiche di rigore come Cottarelli sottolinea dunque l’emergenzialità del momento e avverte di come Roma sia in pieno ritardo sul resto delle economie avanzate: il campanello d’allarme per uno choc di offerta e domanda potrebbe suonare presto.

Roma deve, al piĂą presto, anticipare con vigore e forza gli effetti di una recessione che rischia di tramutarsi in depressione acuta senza adeguate politiche economiche.

*it.insideover.com

tutti pazzi per la Civita

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