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Adottare un modello capace di limitare gli sprechi

Il modello di consumo cambia, le materie prime restano e si riciclano.

Recuperare i materiali e incoraggiare la mobilità sostenibile può ridurre l’impatto ambientale e migliorare la qualità della vita di ognuno di noi.

Per questo, limitare gli sprechi, preservando le risorse che il Pianeta ci offre, rappresenta una delle soluzioni per un futuro sostenibile.

L’uomo ha sempre utilizzato il modello economico lineare, basato sull’utilizzo per un periodo limitato di un bene, che poi diventa rifiuto.

Questo modello con il tempo ha ridotto le risorse a nostra disposizione e parallelamente ha prodotto un pesante impatto sul clima e sull’ambiente, aumentando, fra l’altro le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

L’alternativa si chiama economia circolare, un modello di produzione e consumo capace di allungare il ciclo di vita dei beni e, allo stesso tempo, ridurre i rifiuti.

L’economia circolare, infatti, punta alla trasformazione dei prodotti oltre al mero utilizzo, in modo da eliminare o ridurre al massimo i rifiuti e gli sprechi, e si basa su alcuni principi fondamentali: il prodotto deve essere sempre più pensato come un bene durevole e per realizzarlo si devono utilizzare materiali sostenibili e innovativi, con l’obiettivo di recuperarli e dare loro nuova vita.

Inoltre è fondamentale puntare sempre più a una condivisione della proprietà (sharing economy), ovvero condividere un bene o un servizio, ad esempio un’auto.

Ancora, i prodotti devono essere realizzati in modo da poter essere rigenerati, attraverso una catena di produzione circolare che recuperi i materiali che li compongono.

I vantaggi dell’economia circolare appaiono evidenti: secondo uno studio dell’Ellen MacArthur Foundation, adottare un modello economico circolare comporterebbe la riduzione delle emissioni di CO2 del 48% entro il 2030, maggiore disponibilità di materie prime, un forte impulso all’innovazione e alla crescita economica e più posti di lavoro (si stimano 2 milioni di nuovi posti di lavoro – in Italia 190.000 – entro il 2030).

Eni ha intrapreso da tempo un percorso verso il modello circolare, cercando soluzioni innovative e sostenibili per ridurre lo spreco di risorse e di energia.

Un esempio concreto è rappresentato dalla trasformazione delle raffinerie in bioraffinerie.

Le Bioraffinerie.

Quella di Venezia è stata la prima raffineria al mondo a essere convertita in bioraffineria.

Dal 2014, nell’impianto di Porto Marghera, vengono trattate circa 360.000 tonnellate di materia prima di origine biologica all’anno e, dal 2024, la capacità di lavorazione arriverà a 560.000 tonnellate l’anno.

In questi anni gli oli vegetali sono stati sostituiti da quote sempre maggiori di scarti della produzione alimentare, come gli oli da cucina, gli scarti dei grassi animali e altri sottoprodotti avanzati.

Grazie alla tecnologia Ecofining™, brevettata da Eni in collaborazione con UOP, queste materie diventano biocarburante idrogenato HVO di alta qualità.

Un’altra raffineria di Eni, trasformata nel 2019, si trova a Gela ed è una tra le più all’avanguardia in Europa. Nel 2021 è stato avviato l’impianto BTU (Biomass Treatment Unit) che permette di utilizzare fino al 100%  scarti come grassi animali e oli vegetali usati e di frittura.

Per produrre biocarburanti, oltre agli scarti alimentari, l’azienda sta testando l'uso di olio di ricino, prodotto grazie allo sviluppo di progetti agricoli promossi da Eni, mettendo a coltura terreni marginali o inutilizzati.

Forte dei buoni risultati ottenuti da una sperimentazione in Tunisia, la società sta avviando una serie di iniziative congiunte in diversi Paesi del continente africano per lo sviluppo della filiera di prodotti agricoli per biocarburanti. In questa direzione vanno gli accordi firmati di recente con Angola e Repubblica del Congo per lo sviluppo del settore degli agro-biocarburanti, e l’incontro recente tra l’AD di Eni Claudio Descalzi e il Presidente del Benin, Patrice Talon, per discutere di possibili collaborazioni nell’ambito della transizione energetica e dell’economia circolare.

I biocarburanti sono un tassello essenziale per la mobilità sostenibile, poiché consentono la riduzione delle emissioni di CO2 in un settore, quello dei trasporti, tradizionalmente basato sui combustibili fossili.

Mobilità sostenibile.

Se parliamo di mobilità sostenibile lo sharing dei mezzi di trasporto, che si rifà a uno dei principi cardine dell’economia circolare, rappresenta un altro contributo importante.

Anche qui i vantaggi sono evidenti: meno mezzi in circolazione, meno traffico e meno emissioni.

Per questo Eni, sin dal 2013, ha lanciato il car sharing firmato Enjoy: ad oggi è presente in 7 città italiane, con circa 2.400 autoveicoli Fiat 500 e 50 Fiat Doblò.

Per favorire ulteriormente il processo di decarbonizzazione del settore, la scelta non può essere che la diffusione delle auto elettriche.

Per questo Eni, dopo aver firmato lo scorso febbraio 2021 l’accordo con Be Power-Be Charge - società dedicata alla diffusione delle infrastrutture di ricarica per la mobilità elettrica – installerà colonnine di ricarica in luoghi di pubblico accesso.

La particolarità è che esse saranno alimentate con energia prodotta al 100% da fonti rinnovabili fornita da Eni.

Recente poi l’accordo siglato sempre con XEV, casa automobilistica torinese che lo scorso maggio 2021 ha presentato YOYO, la sua prima city car totalmente elettrica.

L’accordo permette di perfezionare il progetto Battery Xchange, un servizio di “battery swapping” che prevede la sostituzione in pochi minuti all’interno di stazioni di servizio Eni di batterie scariche con batterie cariche.

Un progetto rivoluzionario per evitare le attese per la ricarica degli autoveicoli elettrici 

Per il 2022 inoltre è previsto l’inserimento delle city car elettriche YOYO nel servizio Enjoy per accrescere ulteriormente l’offerta e i servizi della società.

Queste le soluzioni innovative che ogni giorno Eni si impegna a portare avanti per sviluppare un modello di consumo sostenibile.

Il futuro dell’ambiente dipende anche dalle nostre scelte.

La mission di Eni sposa gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDGs delle Nazioni Unite) sostenendo concretamente “una transizione energetica socialmente equa, con l’obiettivo di preservare il nostro pianeta e promuovere l’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile per tutti”.

L’obiettivo numero 13 punta i riflettori proprio sulla lotta al cambiamento climatico indirizzando le azioni che tutti - governi, aziende e società - devono intraprendere per garantire una crescita sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

Ce ne parla, in questa puntata del podcast di AGI, Stefano Reccagni che è Specialista Economia Circolare di Green/Traditional Refining and Marketing di Eni.

*www.agi.it

tutti pazzi per la Civita

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