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Ecco come la cedolare secca fa risparmiare

I proprietari di casa potranno scegliere di svincolare la tassazione dai propri redditi e pagare un’aliquota fissa, quasi sempre più conveniente.

E gli inquilini avranno la certezza di non vedersi aumentare il canone d’affitto.

Ci sono due sole aliquote in base al tipo di contratto

 

Se ne parlava da anni e ora finalmente è arrivata la tassazione «secca» o, per capirci meglio, fissa e certa, sulle rendite da immobili in locazione. In sostanza dovrebbe essere una buona notizia per tutti.

I proprietari di casa potranno scegliere di svincolare la tassazione dai propri redditi e pagare un’aliquota fissa, e spesso e volentieri più bassa di quella collegata al reddito, sul canone degli affitti che incassano ogni anno.

I conduttori degli appartamenti, ovvero chi vive in casa in affitto, avranno da parte loro la certezza di non vederselo aumentare nel corso del contratto: neanche l’adeguamento all’indice Istat sarà infatti concesso ai proprietari che decideranno per il nuovo tipo di imposta.

Ma c’è di più, innanzitutto la semplificazione normativa e burocratica che deriva dal pagare una tassa unica certa e predeterminata non in base ai guadagni di chi affitta ma in base al valore dell’immobile.

La registrazione del contratto assorbe poi ben 5 tasse diverse, dall’imposta di bollo e di registro alle addizionali Irpef sul reddito. Inoltre il mercato immobiliare dovrebbe ripartire con guadagni più certi e meno legati alle vicissitudini del soggetto che affitta.

Anche perché il provvedimento si applica solo alle persone fisiche, quindi non alle imprese, e vale solo per le abitazioni, per questo motivo influisce positivamente sulla valorizzazione degli immobili abitativi.

Con la nuova cedolare secca che tassa al 21% il canone nel caso di contratti liberi e al 19% nel caso di contratti concordati, si attende il ritorno sul mercato di molti immobili «sfitti» finora per ragioni di opportunità, e di molti proprietari che avevano abbandonato il business delle locazioni proprio a causa dell’incertezza e dell’eccessiva onerosità della tassazione.

Ora c’è tutto l’interesse a valorizzare e ristrutturare gli immobili e intrattenere rapporti fiduciari con gli affittuari che da parte loro difficilmente si sentiranno dire «Il contratto ce lo scriviamo tra di noi».

La nuova rivoluzione immobiliare che è un primo effetto dei provvedimenti legislativi sul federalismo è ufficialmente partita giovedì 7 aprile, ma per la registrazione dei nuovi contratti c'è tempo fino al 6 giugno.

L’altra grande semplificazione sta proprio nelle modalità della registrazione, tutto si farà on line, almeno nei casi più semplici e standardizzati, tramite un software di ultima generazione chiamato SIRIA, disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Il software è già operativo all’indirizzo www.agenziaentrate.gov.it e sul web girano già molte simulazioni che aiutano commercialisti e proprietari a prendere mano con la tecnologia, seppur semplice, del software.

Questo vale per i contratti da registrare. Mentre per quelli già in corso alla data del 7 aprile che vorranno aderire in corso d’esecuzione alla nuova normativa, basterà indicare l’opzione nella prossima dichiarazione dei redditi in scadenza a giugno.

Va ricordato che l'opzione per accedere alla cedolare fissa è facoltativa e assolutamente volontaria. Una volta effettuata l'opzione per il nuovo tipo di imposta, la tassazione si applicherà per tutta la durata del contratto e non va più confermata.

C’è sempre e comunque anche in corso di esecuzione la possibilità di fare marcia indietro, qualora ci si renda conto di una maggiore convenienza della vecchia Irpef.

La decisione infatti si può revocare entro il termine del versamento annuale della vecchia imposta, ovvero 30 giorni dalla data di stipula.

Attenzione però, per chi decide di passare alla nuova normativa sono categoricamente esclusi i rimborsi per eventuali versamenti o acconti già versati in ossequio al vecchio regime.

Anche per la cedolare secca, come per l’Irpef è ammesso il pagamento rateale degli acconti che non possono essere inferiori all’85% del dovuto.

www.ilgiornale.it 

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