Il pi√Ļ antico quotidiano del mondo

si è piegato all'era digitale. 

 

La Reale Accademia Svedese di Lettere,  composta anche dalla Regina Christina di Svezia e dal Cancelliere Axel Oxenstierna, ha fondato nel 1644 il Post-och Inrikes Tidningar (PoIT). 

 

Dall'inizio del 2007 ha smesso di essere stampato su carta ed è pubblicato esclusivamente online. 

I collaboratori storici del quotidiano non sono affatto contenti di tale scelta editoriale: Hans Holm caporedattore per pi√Ļ di vent'anni ha dichiarato che "√® un disastro culturale ed √® davvero una cosa triste vedere che adesso cambier√† tutto".

L'attuale caporedattore, Roland Hägglund, ha tutt'altro punto di vista a quanto sembra dalla dichiarazione "si tratta di una tendenza naturale.

Per noi è un momento appassionante, una nuova partenza, anche se alcuni rimarranno tristi dalla nostra decisione. Internet andrà a dare un soffio di modernità al giornale, che fino ad ora era disponibile solo per abbonamento.

I nostri lettori cresceranno in modo esponenziale da tutto il mondo, e non importa che ci leggeranno gratuitamente.

Sappiamo bene di avere un compito importantissimo: portare avanti un quotidiano, anche se in un'altra forma, che ha fatto la storia dell'informazione legale".

Le Petit Journal 

 

Il quotidiano ‚ÄúLe Petit Journal‚ÄĚ √® stato fondato a Parigi nel 1863 da Mo√Įse Polydore Millaud ed √®¬† pubblicato fino al 1944.¬†

E’ stato il primo quotidiano al mondo a superare il milione di copie, dal 1886  alla fine del secolo. 

Nel 1891 crea la corsa ciclistica Parigi‚ÄďBrest‚ÄďParigi.

La prima edizione è stata vinta da Charles Terront 

Ha organizzato la prima corsa automobilistica della storia: Parigi‚ÄďRouen, effettuata il 22 luglio 1894 e vinta dal conte Jules de Dion, a bordo di una vettura De Dion

Il periodico milanese ‚ÄúIl Conciliatore‚ÄĚ, finanziato da Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri, ricchissimi proprietari terrieri lombardi, ed edito con cadenza bisettimanale dal 3 settembre 1818 per 118 numeri, era stampato da Vincenzo Ferrario su carta azzurra.

Fra i suoi redattori Silvio Pellico, Giovanni Berchet, Adeodato Ressi, Ludovico di Breme, oltre a Gian Domenico Romagnosi, Melchiorre Gioia.

Ha smesso le pubblicazioni causa la censura austriaca.