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Andrea Riffser MontiNon c’è pace al “Sole”

di Sergio Menicucci*

Nuovi vertici alla Federazione italiana editori giornali (Fieg). L’assemblea generale ha eletto, all’unanimità, presidente Andrea Riffeser Monti, che succede a Maurizio Costa.

Uno dei primi punti d’azione del proprietario e amministratore delegato del gruppo poligrafici di Bologna (“Il Resto del Carlino”, “La Nazione”, “Il Giorno”, “Quotidiano nazionale”) è quello di “definire una nuova immagine della stampa, con una relazione più stretta con i lettori, nel rispetto del ruolo centrale nella società, sancito dall’articolo 21 della Costituzione”.

Un proposito impegnativo dopo i tanti episodi di violenza e di aggressioni subite, negli ultimi tempi, dai giornalisti. Sono cresciute anche le indebite pressioni politiche contro l’indipendenza e l’autonomia della stampa che si è dovuta difendere dalle denunce temerarie, da richieste esorbitanti nei processi per diffamazione. Mentre resta ancora nel codice, contrariamente a quanto sollecitato dall’Europa, la sanzione della galera per i cronisti. La nuova squadra della Fieg intende allora confrontarsi al più presto con il Governo giallo-verde, anche a seguito di dichiarazioni poco rassicuranti di alcuni esponenti della maggioranza.

Un mandato non semplice quello di Riffeser Monti. Tenuto conto delle difficoltà del mondo dell’editoria alle prese con la crisi economica, con le ristrutturazioni aziendali e la riduzione dei proventi della pubblicità.

Oltre che con il Governo, la Fieg dovrà confrontarsi con la Federazione nazionale della stampa (Fnsi). La categoria registra una caduta degli organici. Sono appena 15mila i contratti “full time” dei giornalisti, il ricorso ai criteri di solidarietà, ai pre-pensionamenti, alla Cassa integrazione.

Distribuendo il programma con i punti che intende realizzare durante il suo mandato Riffeser Monti, che in squadra si è portato l’esperto di relazioni sindacali Franco Capparelli, ha enunciato un principio di partenza: “Gli editori – ha detto il presidente della Fieg – non sono contro i giornalisti, i poligrafici, i distributori, gli edicolanti. Ma è finita la fase dell’abbondanza”.

Ammesso che ci sia mai stata! Tuttavia, occorre salvare “i posti di lavoro e la libertà di stampa e in questo ambito va rafforzata la voce del Paese nel mondo. I giornalisti italiani all’estero sono le nostre sentinelle. Se chiudiamo le sedi estere perdiamo le nostre voci”.

Tra i punti in agenda il riconoscimento integrale del copyright, che va tutelato anche sul digitale, l’introduzione della web tax, un nuovo modello di remunerazione delle rassegne stampa, l’introduzione di limiti di affollamento, tetti di raccolta per radio e tivù, incentivi di natura fiscale per la carta stampata.

A livello più generale il presidente della Fieg propone d’intervenire sulla legge dell’editoria, per “riequilibrare le norme che penalizzano la vendita dei giornali e ne frenano la liberalizzazione”. Riffeser Monti sottolinea il concetto di edicola come presidio territoriale con funzione di servizio pubblico. Va anche potenziato il sistema di consegna a domicilio dei quotidiani.

Mentre Riffeser Monti si è insediato è scoppiata una nuova crisi al quotidiano della Confindustria, “Il Sole 24 Ore”.

Neanche tre settimane dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Franco Moscetti, ha lasciato anche il presidente dell’editoriale Giorgio Fossa.

Attraverso un comunicato stampa in chiara polemica con l’azionista Confindustria, di cui è presidente. In due anni, al quotidiano si sono alternati al vertice due amministratori delegati, tre presidenti, due capi del personale.

Anche se il bilancio è tornato in nero di 7,5 milioni nel 2017, rispetto ai 92 milioni del 2016. Non c’è pace al “Sole”, dopo la bufera giudiziaria che vede indagati, per false comunicazioni sociali, alcuni dirigenti di vertice.

*www.opinione.it   

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