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Da avvocato del popolo a inquisitore del vicepremier

di Domenico Ferara*

Da sostenitore e garante del contratto a simbolo e artefice concreto della rottura del governo.

Il premier Giuseppe Conte, nel suo discorso al Senato, ha duramente attaccato Matteo Salvini ricevendo ovazioni, complimenti e strette di mano con accanto un gongolante Di Maio che alzava il pugno chiuso per festeggiare non si sa quale vittoria.

Al netto del ghigno pentastellato, quello che sorprende, ripercorrendo le tappe e le dichiarazioni del capo del governo, è la capriola da Guinness dei primati.

Perché per mesi Conte ha difeso, elogiato e sostenuto Salvini.

Ecco qualche esempio nel caso in cui il diretto interessato volesse rileggere le sue parole.

Il 15 giugno 2018: “C’è sempre stata sul dossier migranti piena condivisione con il ministro dell’Interno Salvini e con quello dell’Infrastrutture”.

Il 29 giugno: “Con Salvini siamo sulla stessa lunghezza d’onda, anche io volevo vedere i fatti. Devo confessare un lieve disaccordo con Salvini. Lui valuta l’esito del vertice buono al 70%, io all’80%. Non il cento per cento perché avrei scritto quelle due cose in più ma era una negoziazione a 28 molto difficile”.

Il 7 luglio: “Immaginate un leader di un partito che da oggi in poi non può più disporre di un euro per poter svolgere attività politica. Non ha senso banalizzare il problema. Capisco lo scoramento di Salvini. Se non avessi fatto il premier mi sarei offerto per difendere la Lega, sarebbe stato stimolante e non lo dico per offendere i legali che se ne occupano”.

Il 3 luglio: “Non c’è nessuna ipersensibilità, i rapporti sono eccellenti”.

L’11 luglio: “L’incontro con Salvini è andato molto bene, ci siamo aggiornati. A breve assumeremo iniziative italiane per dare continuità alle conclusioni del vertice Ue di giugno”.

Il 30 luglio: “Non bisogna confondere determinazione con razzismo: chi pensa che Salvini sia razzista si sbaglia di grosso. Qui si tratta di cambiare le regole sulla migrazione, questo non è razzismo”.

Il 6 settembre: “Qui lavoriamo davvero tutti in grande accordo, è un continuo scambio. Salvini e Di Maio sono persone molto dialoganti e ragionevoli”.

Il 24 settembre difendendo il Dl Salvini: “In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace. Ci sono norme contro la mafia e il terrorismo”.

Il 22 ottobre: “Con Salvini ci incontriamo spesso. Viene descritto come razzista e xenofobo, ma nei nostri dialoghi non ho mai raccolto elementi né di xenofobia né di razzismo. La verità è che c’è un cambiamento di politica anche sull’immigrazione.

Alcune frasi o dichiarazioni possono sembrare molto veementi, ma le politiche del governo sono in linea con gli standard europei, con la Carta dei diritti firmata a Nizza, con i trattati europei e con i nostri principi costituzionali”.

Il 20 novembre in merito alle case sgomberate dei Casamonica a Roma: “Ringrazio Salvini per aver supportato questa iniziativa”. Il 1 dicembre: “Con i vicepremier c’è piena sintonia politica, economica e tecnica”.

L’8 gennaio 2019: “Salvini è ragionevole, lo accusano di essere razzista o xenofobo ma non ho mai notato questi elementi. Gli parlerò”.

Il 7 febbraio sul caso Diciotti: “Sento il dovere di precisare che le determinazioni assunte in quell’occasione dal ministro dell’Interno sono riconducibile a una linea politica sull’immigrazione che ho condiviso nella mia qualità di presidente nel Consiglio con i ministri competenti, in coerenza con il programma di governo”.

Il 31 marzo: “Bene le parole e le discussioni, rispettando ognuno le idee dell’altro, ma non perdiamo mai di vista la “ragione sociale” per cui siamo al governo: lavoriamo con la massima concentrazione per gli interessi degli italiani”.

Il 12 giugno: “Forse non sono stato creduto quando in alcune occasioni ho dichiarato come, a dispetto delle ricostruzioni dei giornali, noi quando ci riuniamo attorno a un tavolo, lavoriamo in modo costruttivo. Io non ricordo litigi, ci sono stati momenti in cui c’è stato un contrasto di opinioni, ma in modo sempre pacato e civile”.

Il 17 giugno: “C’è un clima di rinnovata fiducia e di dialogo, ho sentito anche il vice premier Salvini prima della sua partenza per gli Usa”.

L’11 luglio sul caso Savoini: “Salvini ha fatto dichiarazioni: ho fiducia nel ministro Salvini”.

Fino ad arrivare ai giorni della crisi, quando Conte insultando e attaccando Salvini in Aula non ha fatto altro che compiere un triplo salto carpiato smentendo se stesso. Davvero si è accorto solo adesso di avere al suo fianco il Diavolo, seppur col Rosario in mano?

*www.ilgiornale.it   

tutti pazzi per la Civita

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