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Combattere i "tarocchi" e la pirateria online

L'UE e altri dodici Paesi trovano l'accordo contro contraffazione e scambio di file online. Deluso chi chiedeva l'adozione della legge francese "dei tre schiaffi"

di Claudio Leonardi

I Paesi più potenti del mondo si sono messi quasi d'accordo per impedire la circolazione di borsette "taroccate", ma anche di film e canzoni scambiati su Internet.

Dodici nazioni più l'Unione Europea hanno prodotto una versione pressoché definitiva, e finalmente pubblica, dell'ACTA, un documento che stabilirà le linee guida da adottare contro la contraffazione delle merci e la pirateria informatica.

Si tratterebbe apparentemente di una questione per addetti ai lavori, ma non è affatto così.

La contraffazione tradizionale delle merci la si conosce: abiti, giocattoli, prodotti elettronici vengono copiati e messi sul mercato, spesso con la complicità di organizzazioni criminali, a prezzi molto più bassi, ma anche, spesso, con inferiore qualità e garanzie di sicurezza.

Assai più complessa è la questione della pirateria elettronica: insieme alla vendita di CD e DVD contraffatti (esattamente come avviene per le borsette) in questa categoria ci finisce anche il fenomeno del cosiddetto p2p.

Con questa sigla si definiscono, in sostanza, milioni di persone collegate a internet che, senza guadagnarci un euro, permettono ad altri milioni di persone di copiare dai loro computer canzoni, film e ogni cosa che si possa trasformare in un file digitale. Un traffico perlopiù gioioso e gratuito, ma anche, allo stato attuale, illegale.

Il fenomeno è sicuramente di grandi dimensioni, tanto che l'industria dell'intrattenimento, costituita da case discografiche e cinematografiche, sta da tempo conducendo contro di esso una dura battaglia legale, denunciando il grave danno ai propri bilanci e al proprio giro d'affari.

In gioco c'è un diritto riconosciuto a livello mondiale, il diritto d'autore, secondo cui solamente chi ne è titolare (l'autore e le società a cui lo ha trasmesso con regolare contratto) può controllare la diffusione di un determinato contenuto, sia esso un film, un libro o una canzone.

Internet ha messo di fatto in crisi l'applicazione di questo diritto, rendendo la duplicazione e distribuzione di un film facile quanto lo scambio di figurine tra bambini. Questa possibilità tecnica ha anche dato fiato e corpo a una vera e propria corrente di pensiero, che chiede una profonda riforma, se non l'abrogazione, del copyright, considerato un ostacolo a un diritto superiore: quello, di ciascuno di noi, di accedere alla cultura.

Le aziende riunite in lobby si oppongono, con azioni di pressione sui governi e, appunto, sui contenuti dell'ACTA, giunto a una definizione pubblica il 2 ottobre dopo tre anni di discussioni a porte chiuse tra i Paesi coinvolti: l'Australia, la Corea del Sud, la Nuova-Zelanda, il Messico, la Giordania, Il Marocco, Singapore, gli USA, l'Unione Europea, la Svizzera, il Giappone, gli Emirati Arabi e il Canada.

I frutti delle pressioni dell'industria dell'intrattenimento si sono visti, in particolare, in Francia, dove da pochi giorni è diventata attiva una legge che sta mobilitando i cittadini d'Oltralpe, su Internet, almeno quanto ha fatto, nelle piazze di Parigi, l'innalzamento dell'età pensionabile voluta da Sarkozy.

La legge ha istituito un organo di controllo, l'HADOPI, che verifica chi scambia e distribuisce film e canzoni senza averne il diritto, invia due messaggi d'avviso al colpevole e, in caso questi persista, ne sospende la connessione a internet per un periodo di tempo più o meno lungo.

La legge ha suscitato numerosissime obiezioni tecniche e legali, dentro e fuori la Francia, e si sono anche verificati casi di obiezione di coscienza. La società Free, una di quelle che fornisce agli utenti francesi l'accesso a internet, si è rifiutata di inviare i messaggi di avviso dell'HADOPI, mettendo in atto una sorta di disobbedienza civile che ha fatto andare su tutte le furie il ministro della cultura Frédéric Mitterand, già uomo di cinema e nipote dell'ex presidente francese Francois Mitterand.

Questo tipo di reazioni da parte dell'opinione pubblica e degli operatori potrebbe anche avere condizionato il decimo (ma non ultimo) round di trattative in corso a Tokyo per la stesura definitiva dell'ACTA.

Il documento avrebbe dovuto infatti forzare tutti i Paesi aderenti ad adottare provvedimenti simili a quello francese, ma, in base al testo attualmente disponibile online, sembra che le cose non siano andate così.

Le associazioni di difesa della libertà di Internet avevano anche più volte paventato l'introduzione del principio di responsabilità per i fornitori di accesso a internet, i provider, che sarebbero stati considerati legalmente punibili per quello che i loro utenti facevano sulla rete.

Anche questo elemento sembra proprio che non sia passato nella stesura definitiva del documento, in cui ci si limita a chiedere una “maggiore cooperazione”. Tutti contenti, dunque? A dire il vero, gli unici commenti pienamente positivi finora registrati sono quelli dei firmatari. Il rappresentante del commercio degli Stati Uniti, Ron Kirk, ha definito l'accordo un “grande passo avanti nella lotta alla contraffazione e alla pirateria”.

Sullo stesso tono sono i commenti dei rappresentanti europei, che si sono affrettati a precisare che nulla di quel che si trova nel testo è in contraddizione con l'attuale normativa europea.

Qualche mal di pancia c'è in casa della lobby che più di tutte aveva aspettative sull'ACTA: quella dei discografici (RIAA) e delle case cinematografiche, che sperava in misure repressive alla francese. Il rappresentante dei fonografici italiani (http://www.fimi.it/) Enzo Mazza, tuttavia, ha elogiato la “consapevolezza degli stati che la lotta alla pirateria digitale deve coinvolgere i service provider e che debbano essere assunte misure più incisive".

Sul fronte opposto, il cofondatore dell'organizzazione no profit Public Knowledge, Gigi Sohn, ha apprezzato l'equilibrio del testo definitivo, rispetto alla rigidità delle stesure precedenti. Chi non si dà pace sono i membri dell'organizzazione francese La Quadrature du net, già attivissima in questo periodo contro la legge HADOPI. L'associazione ha già invitato alla mobilitazione contro l'applicazione dei contenuti dell'ACTA, definita una “contraffazione della democrazia”. Secondo il suo portavoce Jeremie Zimmerman “la messa in pratica di questo accordo comprometterebbe i diritti e la libertà dei cittadini nel mondo così come il processo democratico”.

Su tutto, manca ancora la firma definitiva, e alcune parti dell'accordo sono ancora provvisorie. Ma se si siglasse oggi, non sarebbe una firma di pace.

www.lastampa.it

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