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Roberta VaccaProgramma concerto su musiche di Roberta Vacca

Il 13 novembre a Santa Fe, in Argentina

Il programma prevede composizioni per piano solo alternate a composizioni con la voce nelle sue varie declinazioni e combinazioni: voce recitante, cantillante (secondo la tradizione gregoriana) e cantante, fino alle sperimentazioni più contemporanee.

I brani qui presentati sono una scelta che, partendo dall’inizio dell’attività della compositrice, arriva a tempi più recenti. Tra i brani, diversi prendono spunto da frammenti melodici conosciuti, come meglio descritto nelle singole presentazioni: un esempio di come la creatività, comunque, possa mostrare la propria cifra non prescindendo da un vissuto musicale.

Divergenze I (1987 – durata 3’)

per piano solo

Questo brano, insieme al suo omonimo II, costituisce l’inizio del percorso compositivo di Roberta Vacca: un’indagine di scrittura intorno a quello strumento per lei compagno di vita fin dall’infanzia. Un’impronta romantico-drammatica (nel senso di ‘rappresentativa’) pervade le due composizioni: un omaggio ad un lungo percorso di studi pianistici da cui iniziare a muoversi sul nuovo terreno della composizione.

Elegia (1993 – durata 3’)

per baritono e pianoforte su testo di Salvatore Quasimodo

‘Elegia del Tempo’ è un dittico su testi di due poeti differenti tra loro, seppur abbastanza contemporanei, nel tentativo, attraverso la musica, di unificare, in virtù della tematica (l’inesorabilità dello scorrere del tempo), il senso che entrambi trasmettono: l’impotenza dell’uomo di fronte alla natura e, a volte, la ferocia della sua stessa indomabile indole.

Divergenze II (1987 – durata 3’)

per piano solo

La sabbia del tempo (1993 – durata 3’)

per mezzosoprano e pianoforte su testo di Gabriele D’Annunzio

De-sequentia (2001 – durata 6’)

per piano solo

Il brano utilizza un tema, quello della sequenza gregoriana “Victimae paschali laudes”, proposto, oltre che nella sezione iniziale e finale, in diverse variazioni che sfociano, verso la fine, in una ninna-nanna. Tecnica pianistica di base per la costruzione del pezzo è l’incrocio delle mani sulla tastiera e lo sfruttamento delle possibilità di risonanza dei suoni armonici, utilizzando sia la cordiera che la tastiera.

CD ‘emme alla emme’ Rai 2008, traccia 3

Ad occhi chiusi (2010 – durata 12’) – commissione Accademia Filarmonica Romana

per tenore, soprano, mezzosoprano e pianoforte

su testo liberamente tratto dal ‘Cantico dei Cantici’

Lavorare sul testo del “Cantico dei cantici” è stato come immergersi in una visione estatica dell’amore e della relazione amorosa, tanto coincidente nel Cantico quanto divergente nella mia rilettura in cui scaturisce una duplice visione: Lui/Lei. I due, ‘ad occhi chiusi’, si parlano, si cercano ma, a causa del proprio egoismo per cui effettivamente nessuno apre gli occhi sull’altro, si sfiorano appena. Una voce sola si 'sdoppia' e si 'moltiplica', in modo quasi schizofrenico, grazie a diverse possibilità di emissione vocale – sempre ben riconoscibili anche perché sempre uguali a loro stesse - associate a Lei, a Lui, ad un refrain che invita a non guardare in faccia la realtà, a non interrompere questa specie di doppio sogno, in cui l’indeterminatezza onirica permette immagini dai contorni delicati e al tempo stesso a tinte forti. Il materiale musicale prende forma partendo da un canto d’estasi di Hildegard von Bingen.

La corda barocca (2005 – durata 5’) * – commissione Carlo Boccadoro

per pianoforte preparato

Il brano utilizza una romanza sefardita, dietro esplicita richiesta del committente, in quanto eseguito per la prima volta all’interno di uno spettacolo di Moni Ovadia. La preparazione del pianoforte mira ad avvicinare il timbro dello strumento a quelli più consoni della tradizione di area medio-orientale: un suono metallico e risonante (come una chitarra battente) per la linea melodica ed uno di pelli (come un tamburello) per il sostegno ritmico.

CD ‘emme alla emme’ Rai 2008, traccia 7

Coplas de Gatos (1999 – durata 5’)

duetto recitar/cantante per voce femminile, voce maschile e pianoforte

su testo di Lope de Vega, liberamente tratto da ‘Gatomaquia’

Il testo utilizzato è tratto dalla “Gatomachìa” (1634) di Lope de Vega, poema dedicato dall’autore al figlio. In questa allegra ballata eroicomica aleggia una legge di ipocrisia e cautela, tipica della società mattesca (ma non solo!), che assume una dimensione quasi umana e che fa vibrare il mondo “gatifero”. La veste musicale cerca di entrare nella pelle dei gatti rendendoli umani per poi uscirne e trattarli per quello che sono, in tutte le pieghe della loro natura gatta o, come meglio specifica l’autore, “micia”, fatta di tenera ironia. L’interprete deve continuamente sdoppiare, anzi moltiplicare, la sua espressione vocale in modo tanto complesso quanto lo è la poliedrica psicologia implicita nelle “pretese” dei gatti. La struttura del brano segue quella strofica del testo con alcune autorevoli citazioni gattesche.

CD ‘recitarsonando’ Rai Trade/Ducale, traccia 8 (versione italiana per Sonia Bergamasco)

Sus-round (2006 – durata 6’) – commissione Festival Nuova Consonanza per piano solo

Il brano è costituito da sette accordi-cardine. Può essere considerato uno studio, in forma "anomala" di rondò, in cui le sezioni veloci vengono continuamente riportate ad una staticità ritmica, quasi a voler "costringere" entro la lentezza il gusto per l'armonia. Più che su un particolare gesto pianistico, il lavoro si concentra sull'enarmonia e sul timbro differente di medesimi suoni, formanti accordi apparentemente diversi ma in realtà derivanti dall'unica serie sopra esposta.

CD ‘emme alla emme’ Rai 2008, traccia 1

Didò (2010 - durata 4’) commissione Andrea Basevi per i 150 dell’Unità d’Italia

per coro a due (voci femminili e maschili), strumentini a percussione e pianoforte

su testo di Roberto Piumini

DiDo’ è un tipo di plastilina che usano i bambini per giocare pensando, cercando, provando, trovando le giuste forme per inventare la loro realtà. Utilizzando alcune azioni chiave presenti nei versi di Roberto Piumini e le iniziali del titolo assegnatomi (Diritti & Doveri) è iniziato il mio gioco con l’articolo 4. L’uso di piccoli strumenti a percussione, suonati dagli stessi bambini del coro, sottolinea con ‘gesti sonori’ la spinta all’azione e al ‘fare’, già contenuta nel testo. Il brano si modella su 4 le linee ritmico-melodiche che i bambini intrecciano (due strumentali e due vocali), sostenute dal pianoforte che, come una ‘guida’, ne amplifica, pur lasciando loro libero spazio, il fluire giocoso.

da Il grande libri della Costituzione Italiana di Emanuele Luzzati e Roberto Piumini edizione Sonda 2007 I valori della Costituzione Italiana attraverso 15 parole-chiave

DIRITTI & DOVERI

Chi è vivo non rimane mani in mano, ma pensa, cerca, trova, prova, unisce, cambia le cose con il suo lavoro: le mani fanno e la mente capisce. Nessuno è il padrone di nessuno, si fa un lavoro insieme, per la vita, perché la grande casa sia migliore, più salda, sana, e anche più pulita. Se vuole avere senso, a questo mondo, ciascuno fa qualcosa, e quel che fa non serve solo a lui, ma a tutti quanti: è il grande gioco dell’utilità.

(Art 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.)

Codicevoluto (2008 – durata 7’) – commissione Roberto Prosseda

per piano solo

Il brano, commissione del pianista Roberto Prosseda, prende spunto ed elabora un frammento di F. B. Mendelssohn, ritrovato, insieme ad altri, dallo stesso committente. Lo spirito romantico viene qui riletto e sviluppato secondo un afflato contemporaneo, da cui parte e a cui approda dopo variazioni ce lo rendono esplicito e riconoscibile solo al centro della composizione.

CD ‘intimorosamente’ Rai Eri 2012, traccia 7

Earthless (2010 – durata 6’) commissione Labirinto Vocale

per ensemble vocale

su testo liberamente tratto dall’aria ‘When I’m laid’ dell’opera ‘Dido anda Aeneas’ di Henry Purcell

Il materiale musicale, cosi' come il testo, prende forma partendo dall'aria 'When I'm laid' dell'opera di Henry Purcell 'Dido and Eneas'. Lavorare su questo testo, manipolandolo e cambiandone il senso spostando l'ordine delle parole (oltre all'introdurne alcune ex-novo) e' stato come immergersi in una visione dell'amore e della relazione amorosa, tanto coincidente quanto divergente in una duplice visione: Lui/Lei. I due si parlano, si cercano ma, a causa del proprio egoismo, si allontanano deliberatamente. I loro pensieri si sdoppiano in modo quasi schizofrenico che invita ora a guardare in faccia la realta', ora a interrompere e dimenticare immagini dai contorni delicati e, al tempo stesso, a tinte forti.

Fate! I hate thy breast! Trouble, what trouble… ..but I’m laid, may my domain create (I hate!) pain! wrongs! Trouble, what trouble… Forget! But remember… Forget me!... …when I’m laid on thy (my) breast… When thy breast creates my trouble, I remember: I forget my wrongs. No trouble! No more trouble. No more, no more. May my fate forget thy fate, forget thy breast, remember trouble. On thy breast… I remember… When wrongs are laid in my breast, I forget thy fate. Remember… May my breast forget thy fate! My fate! Forget! Thy breast! No more trouble! When I’m laid (I lay) on thy breast I forget my fate, thy breast… My fate forget thy breast. Thy breast creates my wrongs. My wrongs create my fate. My breast forgets thy fate. When wrongs are laid in my breast, I forget my trouble… When I’m laid (I lay) on thy breast I forget my trouble. May my breast forget thy fate! May my breast forget my wrongs! My wrongs! Thy breast! Forget my (thy) breast! Forget my wrongs! Forget my (thy) fate! Remember me! When wrongs create no trouble, may my head laid on thy breast. My head laid on thy breast. Remember: no more trouble in thy breast! Forget my wrongs! Remember me but not my wrongs… …when I was wrong… …on thy breast… When I’m laid (I lay) on thy breast I forget all my trouble. What domains are not pain? …hate? (I hate!) (My head!) ...laid on thy breast? (My fate!) All domains are pain… …hate. No more laid on! (thy breast!) I want all… …more! When I’m laid (I lay) on thy breast I forget my trouble. Remember: no more trouble. Remember… …but forget me! No more! I forget thy breast. My fate forget thy breast. Thy breast creates my wrongs. My wrongs create my fate. No more! I want forget thy fate: no more trouble! I forget my fate! When I’m laid (I lay) on thy breast I forget my trouble. Remember: no more trouble. Remember… …but forget me! Trouble, what trouble… (I hate!) Fate!

durata totale del concerto: 64’ ca.

* esegue la compositrice