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La nascita di Gabriele D’Annunzio

di Elisabetta Mancinelli

Come è testimoniato dall’estratto di nascita, Gabriele D’Annunzio venne alla luce il 12 marzo 1863 alle 5,30 del mattino.

La vita nel paese di Pescara e nella famiglia D’annunzio, si svolgeva tranquillamente in una monotona serenità.

Ma la nascita di ogni grande uomo e sempre accompagnata da avvenimenti misteriosi e circostanze allegoriche e da particolari a volte eccezionali in quanto assumono in seguito valore illuminante.

Al di là delle leggende nel caso del Poeta,ci fu un episodio che ha una sua delicata importanza sia per la storicità del fatto sia perché originato dall’ “amore divinante“ della madre.

La fedele custode di casa D’annunzio “la serva ammirabile”: Marietta Camerlengo, ha testimoniato, nei suoi frequenti racconti che il bambino, dopo le cure della levatrice Angeladea Mungo, fu offerto al primo tenerissimo abbraccio della madre che in un impeto di commozione apostrofò la sua creatura con queste profetiche parole augurali “Figlio mio sei nato di marzo e di venerdì chi sa che grandi cose tu dovrai fare nella vita!”.

Con questa benedizione e sotto una pioggia di piastre d’argento, che, secondo l’usanza venivano deposte tra le fasce dal nonno, Gabriele dormì il suo primo sonno nella quinta stanza della casa.

Nei giorni seguenti furono compiute le cerimonie di rito: la registrazione allo Stato civile del Municipio e il battesimo alla parrocchia di San Cetteo.

Gli fu dato il nome di Gabriele dal nonno Don Antonio probabilmente in omaggio ad un suo fratello perito in mare.

Ma alla sua nascita il poeta volle dare un sapore leggendario trasfigurando questo evento e attribuendogli un sapore leggendario e romantico.

Nel 1894, in una nota autobiografica sulla “Revue de Paris” premessa alla traduzione del Piacere così descrive la sua venuta al mondo “Io sono nato nel 1864, a bordo del brigantino Irene, nelle acque dell’Adriatico, questa natività marina ha influito sul mio spirito.

Il mare è infatti la mia passione più profonda: mi attira come una patria”.

Né in diversa maniera, stando alle testimonianze di donna Luisa e Marietta, dovrebbe essere intesa anche l’altra affermazione del Poeta con cui inizia il Libro Segreto riguardo al “mistero della mia nascita”: “Nel nascere io fui come imbavagliato dalla morte: sicché non diedi grido.

Né pavrei potuto trarre il primo respiro se mani esperte e pronte non avessero rotto e lacerato quella sorta di tonica spegnitrice”.

Secondo il racconto della madre

Tutto si svolse invece in modo sereno.

Il piccolo Gabriele nacque calvo, piccolo e sanissimo, i capelli che nella adolescenza divennero folti e mossi, spuntarono nelle settimane seguenti.

Don Francesco fece le cose alla grande, spalancò le porte di casa a tutta Pescara, corsero barili di vino e abbondanti sfornate di dolciumi casarecci da Flaiano, come si conveniva al tanto atteso erede maschio d’una delle più benestanti ed influenti famiglie del paese.

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