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Siamo da otto anni in stato di guerra contro il terrorismo islamico, ma non siamo preparati al peggio!

Qualcuno in Europa e in Italia lo ricorda? 

La catastrofe dell’11 settembre 2001 nella Grande Mela, è una ferita ancora aperta come il vile attacco a sorpresa di Pearl Harbour.

Oggi commemoriamo le 2974 vittime dell’11 settembre 2001.  

di Nicola Facciolini

Oggi commemoriamo le 2974 vittime dell’11 settembre 2001 e i nostri caduti per la libertà in Irak e in Afghanistan: militari, civili, giornalisti, fotografi, popolazioni innocenti colpite da “fuoco amico”.

Non è retorica amena.

Se non da un punto di vista formale e giuridico, ma sostanziale, ossia di “bilancio”, anche l’Italia è in stato di guerra contro il terrorismo islamico organizzato.

Lo siamo da ben otto anni ma lo si nega apertamente e sistematicamente alla popolazione, ai cittadini che pagano le tasse, quindi i proiettili e le bombe che sganciamo.

Fin dalla guerra nell’ex Iugoslavia quando bombardarono Belgrado!

La guerra non è mai una missione umanitaria.

Non può esserlo per definizione.

I libri di storia del futuro sapranno coniare il giusto termine, la corretta definizione di quella guerra e di questa guerra asimmetrica, combattuta dall’Occidente con le armi “soft” (ossia, non nucleari, chimiche e batteriologiche) più moderne e spaventose, a terra, nei cieli e in mare, sui campi di battaglia di tutto il mondo.

Non solo in Irak e in Afghanistan che i mass-media sono autorizzati a “illuminare” con i loro reportage.

Non è una novità, penserete, all’indomani dei vili e ignobili attacchi (come lo fu a Pearl Harbour il 7 dicembre 1941) dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti d’America e l’intero mondo delle democrazie occidentali.

Siamo in stato di guerra permanente con i nostri Alleati (Nato), però non sappiamo di esserlo o, meglio, la società civile crede che si tratti solo un kolossal cinematografico in tempo reale.

Finché non saremo colpiti direttamente sul suolo italiano, non ci crederemo che è realtà allo stato puro.

Duole ammetterlo, ma è così. Accade anche per le catastrofi naturali: non vi si pone rimedio e protezione fin quando non accade la tragedia.

Una guerra anomala meriterebbe la giusta attenzione dei mass-media, della cultura e dei leader politici e religiosi, ossia la corretta e saggia preparazione della popolazione al peggiore degli scenari possibili e immaginabili.

Anche in Italia.

Ma tutto dorme e tace nella piacevole consapevolezza dell’immaginaria positività italiota.

Il nemico è ovunque ma lontano, nei remoti deserti orientali.

E’ davvero così che stanno le cose? Sono poi i nostri morti, le tattiche psicologiche di guerra (lo provano anche la diffusione capillare di comunicati stampa e video di Al-Qaida in tv e su internet), la violenza verbale e non, la prova-regina che siamo in stato di guerra, volenti o nolenti.

Una guerra dichiarata (di natura non-reattiva come lo sono stati i conflitti in passato) di fatto con gli attacchi dell’11 settembre 2001.

Il terrorismo di matrice islamica continua a compiere i suoi più violenti massacri suicidi nel mondo in una guerra asimmetrica dichiarata all’Occidente intero.

Ma noi dormiamo sogni tranquilli e beati, anche se i dispositivi di difesa sembrano funzionare e reggere all’urto.

Quella mattina, avrebbero dovuto esserlo anche a New York e Washington D.C., nella superpotenza Usa, quando diciannove affiliati di Al-Qaida dirottarono quattro voli civili facendo schiantare due degli aerei sulle torri numero 1 e 2 del World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi i grattacieli.

Il terzo aereo di linea fu fatto schiantare dai dirottatori contro il Pentagono.

Il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca a Washington, si abbatté in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri e i membri dell'equipaggio ebbero tentato di riprendere il controllo del velivolo attaccando a mani nude i dirottatori.

Alla fine si contarono 2974 vittime come conseguenza immediata degli attacchi, mentre i dispersi furono 24.

La guerra è in corso.

L’asimmetria spaziale e temporale che la caratterizza può sfuggire alle logiche occidentali di percezione del fenomeno-in-essere mentre è perfettamente consona alla concezione spazio-temporale della cultura estremista islamica che, tuttavia, non è solamente di matrice “araba”.

Una delle persone a cui sembra sfuggire il concetto sembrerebbe la Comunità-Unione Europea, Italia compresa che, solo quando obbligata dalla nuda cronaca dei nostri gloriosi Caduti, pare ricordare al mondo di essere in stato di guerra.

Non siamo preparati al peggio!

Abbiamo i politici che meritiamo: in difficoltà per un gossip assurdo ed ameno, figurarsi per un fulmineo e paralizzante attacco dai cieli sulle nostre libere città d’arte.

Mettiamola in fantasia: invasione aliena compresa!

Allora, piangeremo anche noi il nostro “11 settembre”.

E non sarà più una missione “umanitaria”.

Non credo che si possa esportare la democrazia a colpi di bombe.

Ma il diritto alla difesa, è il fondamento di ogni civiltà.    

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