La padania è una semplice affermazione lessicale!


Fonte notizia: la repubblica.

“L’Italia finisce male”, dice Bossi in un comizio a Schio, “bisogna essere pronti per il dopo e, per noi il dopo è la padania. I popoli del nord uniti sarebbero lo stato più forte d’Europa”. E ancora, “la gente ha capito nel profondo del cuore che il progetto è passato e che l’idea di vincere insieme è partita”. E ancora, “la padania vuol dire unito e libero mentre il centro sud munge il nord”.
Che l’Italia stia finendo male è sotto gli occhi del mondo. Con un corpo politico che da decenni pensa solo al suo benessere c’è poco da sperare in tempi migliori. Però, una delle cause dello sfascio dell’Italia è proprio la lega.
Bossi dice “meno male che siamo partiti tanti anni fa”, si, vero, e in questi anni non ha fatto che operare, appunto, per la disgregazione dell’Italia. Quello che Bossi imputa alla crisi attuale, in realtà è da imputare al suo gruppo politico. Partendo dal federalismo, cavallo di battaglia della lega.
Un dato recente della responsabilità leghista lo si può trarre dalle tasse locali. che in quindici anni sono cresciute del 138% contro il 6,8% di quelle centrali (questo dato dovrebbe far riflettere anche su due altri aspetti della crisi: il costante aumento delle tasse “non visibile” e lo spostamento delle responsabilità dal centro alla periferia). Ed è proprio il federalismo la causa di questo aumento. Un federalismo che, se da un parte predica l’autonomia locale, e la sua indipendenza dal centro, dall’altra si adopera affinché i costi dello stato ricadano proprio su tale autonomia. E mentre la lega si prepara alla battaglia per “non toccare le pensioni, ma quali?” e non aumentare l’iva con dichiarazioni ridondanti, non fa menzione dei costi della sua politica e nemmeno dei tagli dal centro proprio agli enti locali (anzi, propone la scelta tra tagli e pensioni, due azioni che, comunque ricadrebbero sulla spalle dei cittadini) che si troverebbero così nella difficilissima situazione di dover scegliere tra aumentare le tasse o ridurre l’welfare state, il tutto mentre il partito leghista si sta spartendo la torta con l’odiata Roma.
Che il sud sia meno produttivo del nord lo si è sempre saputo, che il nord sia più capace di creare uno stato meno debole, è cosa nuova. Basti vedere l’attuale crisi industriale del nordest; crisi che non deriva certo dalle spese eccessive dello stato e, men che meno, dalle spese per lo stato sociale, casomai, dal tipo di economia esistente basato, essenzialmente, sull’artigianato e piccola industria.
Per quanto riguarda il sud, va ricordato alla lega che dal dopoguerra è stato tenuto come una sorta di riserva di manodopera per il nord, questo implica che il mancato sviluppo è da imputare al nord stesso. Il nord, invece, pur avendo avuto a disposizione i soldi statali per il suo sviluppo (finanziamenti per lo sviluppo del territorio sottosviluppato di cui ha attinto ampiamente), non è riuscito a porsi come garante di un’economia italiana forte nei confronti dell’Europa. E questo a causa di un disimpegno sul territorio nazionale – si preferisce de localizzare le attività produttive in luoghi (nazioni) a basso costo di manodopera e con meno restrizioni sul piano dei controlli e dell’ambiente – che vede le industrie del nord, e anche la dove comanda la lega, preferire soluzioni liberiste a quelle sociali.
In questo contesto, parlare di stato del nord forte in grado di assorbire la crisi senza toccare il benessere dei cittadini è fuorviante – considerando anche che la stessa Germania, l’economia trainante per definizione in Europa, si trova a dover affrontare gli stessi problemi dell’Italia – perché la crisi ha radici nella globalizzazione del commercio e nella speculazione della finanza sui conti statali e non nell’welfare che, casomai, ne sta pagando le conseguenze.
Il progetto leghista - che sin dagli inizi prevedeva la separazione del nord - pur essendo ormai trentennale, non ha però raggiunto il traguardo prefissato. Che il malcontento covi nel cuore della popolazione e che lo rivolga, per la maggior parte, contro il comportamento dei politici, è vero; non è però vero che si rifaccia al progetto della lega che, al massimo, ha ottenuto alle elezioni intorno al 12% di voti che, anche se ottenuti solo al nord, sono comunque troppo pochi per pretendere d’essere il motore trainante di un cambiamento radicale.
Ed è proprio quel federalismo “impositivo” proposto dalla lega ad essere in prima persona colpevole dello sfascio dell’Italia; federalismo che, oltre a non dare autonomia ai territori, li costringe entro limiti di manovra impossibili, come a giustificare una successiva centralizzazione dello stato per inadempienza delle amministrazioni locali.
Concludendo, la lega, di fatto, sta operando proprio allo sfascio dello stato italiano non per uno stato padanio indipendente ma per il controllo leghista di tutto il territorio nazionale.

La manovra di luglio era di 45 miliardi in tre anni,

quella di agosto di altri 45 miliardi più quella di luglio

= 90 miliardi ma in due anni.

Tra le misure che si stanno prendendo non ce n’è una che non tocchi il benessere dei lavoratori e pensionati, alcune addirittura, come la possibilità di licenziamento senza giusta causa, i ticket, le pensioni, gli stipendi dell'impiego pubblico ecc., non lasciano spazio a dibattiti. In particolare quella sui licenziamenti.

Mario Santarelli

Una vita per lo sport  

 

Mario Santarelli ci ha lasciato. “Una vita per lo sport e per la Rai”, dice il caporedattore della Rai Abruzzo Domenico Logozzo

Identità Sospese

Analisi del precariato giornalistico in Abruzzo  

 

Dopo l'elaborazione dei 118 questionari di colleghi e colleghe che vivono il precariato giornalistico in Abruzzo, l'Associazione della Stampa Abruzzese presenta il volume che ne è scaturito, nel corso di un convegno-confronto che si terrà a Pescara sabato 10 ottobre dalle ore 9,30 alle ore 12,30, nei locali del Museo Vittoria Colonna, in Piazza Primo Maggio. 

 

parteciperanno:

Franco Siddi, segretario generale FNSI
Roberto Natale
, presidente nazionale FNSI
Andrea Camporese
, presidente nazionale INPGI

Sarà un'occasione per ragionare sui numeri e sulle storie del precariato giornalistico in Abruzzo direttamente con i vertici nazionali del sindacato.

 

Organizzatore: Assostampa Abruzzo 

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Nel 1952 è inviato dal suo giornale a seguire le olimpiadi di Helsinki.

Stando sul posto, decide di intervistare il fondista finlandese Paavo Nurmi, vincitore di 9 medaglie d'oro ai Giochi del 1920, 1924 e 1928.

Si reca quindi nel suo negozio di articoli sportivi per intervistarlo.

Sorge subito un problema: nessuno dei due parla la lingua dell'altro e l'atleta finlandese neanche l'inglese.

Il giornalista, nell'andare via lo saluta in latino e, sorprendentemente, si sente rispondere a tono. L'intervista è condotta con successo con detta lingua.

Commovente è il ricordo di Beppe Viola scritto su “la Repubblica”.