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Mons. Capovilla, basta chiamarlo 'Papa buono'

''Per favore non chiamatelo più il 'Papa buono'.

Sono 50 anni che combatto contro questa definizione.

Viene usata dai media in modo improprio, quasi per mettere Giovanni XXIII in contrapposizione con chi lo ha seguito e preceduto: Paolo VI e Pio XII, che non erano mica Papi cattivi''.

Il cardinale Loris Capovilla, 98 anni, storico segretario di Giovanni XXIII, chiede di rivedere i 'canoni', soprattutto giornalistici, con i quali è stata tratteggiata la figura di papa Roncalli.

In una intervista rilasciata al settimanale ''A Sua Immagine'', promosso da Rai e Cei, il segretario del papa di Sotto il Monte mette in guardia: ''la bontà è una virtu' obbligatoria per essere cristiani, come la prudenza, la temperanza, la fortezza... Non è che possiamo consolarci dicendo che c'è stato un Papa buono, e noi possiamo fare come ci pare.

In realtà si pensa che la bontà non sia da imitare, magari si osanna uno perché è buono, ma ci guardiamo bene dal seguirne l'esempio.

Io sono veneziano e a Venezia si dice chi è tre volte buono è macaco.

Invece quello di essere buoni è un modo di vivere proprio di chi vuole essere cristiano''. Quindi, un richiamo alla strettissima attualita': ''il messaggio di Papa Francesco è molto chiaro: la buona creanza e' una virtu' irrinunciabile se vuoi seguire il Vangelo.

Lo abbiamo capito o no?''.

Mons. Capovilla va anche alla genesi dell'appellativo che un po' lo fa arrabbiare.

''A tributarglielo non è stata la stampa, ne' i potenti. - svela - E' stato il popolo romano, i semplici, gli operai.

Era il 7 marzo 1963.

Era prevista una visita nella parrocchia di San Tarcisio al Quarto Miglio, ma eravamo in piena campagna elettorale.

E i parrocchiani, con il consenso dei responsabili i dei partiti in lizza, decisero di coprire tutti i manifesti propagandistici con teli bianchi e la scritta: 'Evviva il Papa buono'''. Mons. Capovilla ricorda ancora quegli anni.

''E' accaduto che quando il Papa visitò la parrocchia di San Tarcisio l'aggettivo gli rimase appiccicato. E io sono grato al popolo romano per la sua spontaneità e l'amore che aveva verso Papa Giovanni.

Questo amore lo vedemmo quando poi seppero che era malato, allora si riversarono in piazza San Pietro per pregare per lui. Come facevano anche nelle loro case. In ginocchio, commossi perché sapevano che stava male e lo avrebbero perso.

Io piango, mi commuovo, ogni volta che penso alla bontà del popolo romano verso il Papa.

Ma i giornali - soprattutto quelli di destra - usavano questa parola in realtà per mortificare il suo pontificato, che invece, lo sappiamo, è stato molto importante per la Chiesa e per il mondo, per il Concilio, per la causa della pace...

E anche per il suo stile.

Papa Francesco, nel suo modo, ha una capacità di vicinanza alle persone che ricorda quella di Roncalli''.

www.asca.it

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