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A volte capita, in quei rari momenti di relativa calma, che la frenetica vita quotidiana avaramente ci regala, di poter riflettere, ricordare, rivivere momenti importanti, eventi, emozioni, semplici trascorsi della nostra vita passata. Spesso lo spunto origina da fatti di cronaca di tutti i giorni.
Ma la cosa che più facilmente, credo, stimoli i ricordi e la riflessione (soprattutto per noi ultra cinquantenni) è il raffronto tra le abitudini di vita passate e quelle moderne. Soprattutto quelle della nostra infanzia. Basta poco perché alla memoria riaffiorino situazioni di una quotidianità che sembra lontana anni luce. Vediamo un bambino girare su una moto elettrica, con un video gioco o con un telefonino in mano, e ci rivediamo ai tempi dell’”Italietta” del primo dopoguerra, anni cinquanta, con i calzoni corti a giocare a nascondino, a guardie e ladri o alla guerra con bastoni, immaginandoli fucili o improvvisate spade autocostruite.
Passiamo ore di fronte ai computers (conoscendoli ed utilizzandoli peraltro si e no per un millesimo delle loro effettive capacità) e ci rivediamo ad impazzire con penna e calamaio (macchie e cancellature incluse) e, nella migliore delle ipotesi, con antiquate macchine da scrivere o vecchie calcolatrici.
E che dire delle provviste alimentari? Quand’ero bambino mia madre usciva tutte le sante mattine per andare a fare la spesa giornaliera per il pranzo e la cena. “Oggi ricordati di comprare il pane, prima di tornare a casa. Non serve altro”. Vai al supermercato solo per il pane ed esci con un carrello pieno. E sì! Perché oggi, meraviglia della società dei consumi (e della pubblicità), in casa devi avere bar, frigo, congelatore e dispensa stracolmi, come se ogni giorno ci fosse da organizzare un ricevimento o, peggio, se dovessi affrontare un periodo di carestia od un allarme atomico. Di tutto e di più. Doppio, triplo, quadruplo.
La Domenica, l’unico giorno di festa come Dio comandava, il rituale imperava. Bagnetto, vestitino della festa (altro che moda e abiti “griffati”, sempre con quei maledetti calzoncini corti, accidenti, anche d’inverno!), Santa Messa, passeggiata con papà, acquisto di un desideratissimo giornalino. Poi l’immancabile pranzo della festa (vi ricordate il famoso pollo arrosto ruspante, buonissimo, ma che ci sarebbe voluta la sega elettrica per tagliarlo?). Riposino. Papà incollato alla radio per ascoltare la partita in diretta. A conclusione giornata al Cinema o serata “mono-televisiva” (senza scelta, c’era un solo canale RAI).
Le Feste comandate? Tutti in famiglia naturalmente. Altro che ristoranti, Pub, Discoteche e via dicendo.
Per non parlare delle vacanze. Attenzione. Intendo quelle estive. Perché un tempo quelle invernali erano prerogativa solo dei ricchi. Ricordate le “colonie estive” per i bambini? Non so francamente se esistono ancora. Per il resto, per chi non aveva la “fortuna” di risiedere in posti di villeggiatura, nella migliore delle ipotesi, ed in gran parte, si prefigurava un soggiorno da parenti lontani. Il termine “Tour-operator” doveva varcare i nostri confini molto tempo dopo. I “viaggi organizzati”, i “villaggi turistici”, “le crocere”, i “giri del mondo” erano quasi sconosciuti.
E si potrebbero citare chissà quanti altri esempi. Ma quale lo scopo e le conclusioni di queste brevi riflessioni? Era meglio prima o adesso?
Sarebbe facile ed inutile retorica affermare, come fanno tanti, che si viveva meglio allora. Ma non dicevano la stessa cosa i nostri genitori, e prima di loro i nostri nonni, e, sicuramente non diranno così i nostri figli ed i nostri nipoti?
Nessuno forse potrà mai dare la giusta risposta e nessuno potrà mai affermare quale sia quella più giusta. Forse è sufficiente saper apprezzare e godere al meglio quello che ci offre la quotidianità.
“Cogli l’attimo” o, per dirla come gli antichi romani, “Carpe diem”!

Sandro Ceccarelli

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