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Burocrazia ottusa e inefficiente

Nell'Italia della burocrazia ottusa e inefficiente mancava giusto il surrealismo macabro: protagonisti della vicenda l'Inps ed una sfortunata 50enne, il cui vedovo si è visto recapitare da parte dell'istituto previdenziale una lettera di risposta alla domanda di pensione d'invalidità della moglie, inviata ovviamente prima del decesso.

E nella risposta l'Inps nega la pensione proprio per l'avvenuto decesso, proponendo però la possibilità di fare ricorso dalla tomba.

A raccontare l'assurda storia è Gian Antonio Stella sulle pagine del Corriere della Sera.

La signora Concetta, scomparsa nel maggio del 2012, aveva fatto richiesta per una pensione d’invalidità pochi mesi prima di andarsene.

Come di norma accade, i tempi della risposta sono stati più che lenti, e la risposta è arrivata due anni dopo.

Risposta negativa, proprio a causa del decesso della donna che faceva evidentemente decadere i motivi per il riconoscimento della pensione.

Ma al di là del fatto che la lettera di risposta sia stata inviata nominalmente alla donna deceduta, a fare ancora più scalpore è la chiosa.

“La domanda di pensione di inabilità è stata accolta secondo i criteri medico-legali – spiega infatti la missiva – ma non viene erogata in quanto la cessazione dell’attività lavorativa è avvenuta con il decesso. (…) La informiamo che, nel caso volesse impugnare il presente provvedimento, potrà presentare un ricorso amministrativo”.

L’Inps quindi, dopo aver spedito una lettera ad una defunta, spiegando che non può avere la pensione proprio in quanto defunta, spiega questa come può contestare la decisione.

Un errore dovuto evidentemente a processi di automatizzazione, che hanno visto trasferire la gestione di questo tipo di pratiche sempre più dal personale ai computer.

Ma visto che dietro l'attività di una macchina c'è sempre l'interlletto umano, risulta davvero difficile trovare giustificazione ad una simile gaffe.

www.quifinanza.it

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