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Non si salva neppure chi ripulisce la città

di Nino Materi*

La burocrazia ci perseguita con carte bollate e leggi assurde. E persino chi vuol fare beneficenza rischia di essere sanzionato.

Brutta bestia il virus della burocrazia: agente patogeno che si annida nella vita di tutti i giorni, infettandola col germe della stupidità e il batterio dell'arroganza.

Due sere fa, su Rai2, nella trasmissione di Nicola Porro (che di Virus se ne intende) è andata in onda un mix di tutto ciò condensato nel racconto di una giovane ambientalista che, dopo aver meritoriamente ripulito una spiaggia vicino Cagliari dai rifiuti abbandonati da villeggianti cafonal, li stava gettando negli appositi cassettoni della differenziata del capoluogo sardo.

Sul più bello, però, ecco arrivare una pattuglia di vigili urbani: l'auto della polizia municipale si avvicina alla ragazza e che fa?

La elogia per il suo comportamento civico? No, le appioppa una multa di 167 euro perché - recita il verbale - la «suddetta veniva sorpresa a gettare immondizia in contenitori posti in un comune diverso da quello di residenza della verbalizzata».

Capito? Uno la rumenta può gettarla solo nella città in cui abita. Per cui se io che risiedo a Potenza ma vado in villeggiatura a Piscinas volessi ripulire dalla sporcizia la spiaggia sarda, dovrei - secondo le norme cagliaritane - caricare i sacchi di rifiuti in macchina, prendere il traghetto, farmi 800 km di autostrada e liberarmene non prima di essere arrivato nel capoluogo lucano.

Ovviamente stiamo esasperando (ma neanche tanto) la normativa in vigore, solo per far capire come spesso il virus dei codicilli legulei sia più letale dell'Ebola.

Per averne la riprova basterebbe compulsare il manuale (compendioso quanto una Treccani) di regole e regolette che disciplinano (ma sarebbe meglio dire incasinano) l'apertura di un'attività commercial-imprenditoriale - foss'anche la più semplice - come sa bene lo sfigatissimo popolo delle Partite Iva.

Ma il muro di gomma della carta bollata ci «rimbalza» anche quando andiamo negli uffici pubblici per richiedere un certificato o addirittura per donare una somma di denaro in beneficenza: è la burocrazia bellezza, e tu non puoi fermarla.

Buttarla sul ridere è una tentazione troppo forte. Ma così facendo si rischia di prendere sottogamba uno dei mali (virus, appunto) peggiori che avvelenano il nostro Paese: la sindrome da documentite; una Repubblica fondata sulle scartoffie che riesce a multare i cittadini per le infrazioni più incredibili.

Qualche esempio? In Molise una donna è stata multata mentre andava a pagare il ticket per il parcheggio, mentre a Montecatini il possessore di un'auto si è visto ricevere una multa da 50 euro per aver lasciato l'auto in sosta con il finestrino abbassato.

La violazione di legge? È nel fatto che «spetta al conducente adottare tutte le cautele per non far cadere in tentazione i malintenzionati», e quindi lasciare il finestrino aperto configura una sorta di «favoreggiamento al furto».

Il proprietario di un cane è stato invece costretto a pagare 60 euro lire per atti osceni in luoghi pubblico e violazione dell'articolo 83 del regolamento di polizia veterinaria.

«Avendo lasciato il suo cane libero senza museruola e senza guinzaglio questi si accoppiava con una cagnetta dando uno spettacolo indecoroso e di intralcio alla circolazione».

Brutta sorpresa anche per un cittadino agrigentino che, stanco dell'incuria dell'amministrazione comunale, ha imbracciato il tosa erbe e ha «bonificato» la villa comunale.

Ma per questo si è beccato una diffida per «mancata autorizzazione a pulire zone pubbliche».

E che dire del disabile punito perché con la sua carrozzella elettrica transitava tra la gente in una piazza di Iglesias?

Un altro automobilista risulta invece multato perché, fermato a un posto di blocco dalle forze dell'ordine, ha «impiegato troppo tempo a trovare il libretto di circolazione».

Ma raramente (molto raramente) anche le «autorità preposte» si rivelano sensibili.

Come dimostra l'episodio avvenuto in provincia di Varese, dove un uomo viaggiava a una velocità di 70 km/h su una strada con limite a 50 km/h.

Dopo aver ricevuto la sanzione, l'automobilista ha fatto ricorso, presentando una cartella clinica in cui dimostrava di soffrire di incontinenza in seguito ad una grave operazione alla prostata.

Il giudice ha accolto la richiesta, annullando la multa per «stato di necessità».

Come dire: quando scappa, è lecito scappare.

*www.ilgiornale.it

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