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L’Expo va avanti nonostante tutto…

di Paolo Pillitteri*

Cinici finché si vuole, ma poi se a uno gli capita di sentire la voce del mitico Vallanzasca: "Altro che i mei lavoretti.

Queste sì che sono rapine coi controcazzi!", in riferimento all'Expo e ai suoi turbamenti, viene colto dal groppo della nostalgia del bel tempo che fu.

Intravede i contorni della Milano violenta, gli anni di piombo, le rapine e i morti del bel Renè, che pure fu il meno peggio, meritandosi pure un bel film.

Ma, poi, per incanto, grazie alla meraviglie teconologiche, il nostro tablet s'accende, squilla, avverte, si contorce di suoni mostrandoci son et lumiere, scintillanti e sofisticati di cose politiche presenti e passate, e scopriamo che è stato lui, sì, lui, il boss dei 5 stelle, una sorta di Califfo de noantri, l'artefice di queste rentré del Renè ad usum politicum contro la dannata Expo, contro quel perfido Sala che ha la mania, insieme al suo staff, di realizzare cose belle, entro i tempi dati, importanti, impegnative, da mostrare al mondo intero.

Lo si è capito da mò, dai primissimi movimenti di terra che Grillo non vuole l'Expo, non ci crede, pensa a un pozzo senza fondo di tangenti e di orrori ambientali.

Ma siccome l'Expo cresce, lui si illude di aver trovato il canale, appunto, giusto per far giungere all'inclita e al volgo la voce del dissenso, dell'ira, dell'indignazione.

Un classico dell'indignato dei miei stivali. Ma chi se ne è accorto?

Chi ha seguito fino alla fine questo ennesimo tormentone simile alle tiritere trucide di "Apocalipto" imploranti sacrifici umani onde piegare la volontà del destino e degli dei,si cela dietro i nickname di una setta da pianeta Maya.

Come gli spettatori dei talk show che si contano sulle dita di una mano, forse di due.

Eppure, il Califfo de noantri, il capo supremo pentastellato -che forse tanto supremo non è, e nemmeno il suo compare Casaleggio, colpito da silenzo speciale, cyber, per dire-allunga la mano dentro la sacca dei suoi fuochi d'artificio cercandone il più stupefacente. Ma poi ne esce un candelotto stitico, un fuochino di paglia.

Proprio come le fiammelle che si vanno spegnendo dei talk di approfondimento.

Il Califfo de noantri che Vincino chiama con felicissima boutade "Belin Laden", voleva stupirci con qualche luciferino escamotage a proposito dell'art.18 del quale, peraltro, se ne era sempre fregato adducendo vari e svariati,nonché avariati teoremi, fra cui le migliaia di euro del reddito di cittadinanza.

Ma, come nel west, c'è sempre uno che spara più veloce di te, e infatti uno sveltissimo Renzi ha estratto la pistola degli ottanta euro al mese per undici milioni , che gli hanno fatto vincere le elezioni e, attenzione, hanno raddoppiato i suoi voti rispetto a quelli di Grillo.

E sul resto la classica risposta, a grillismo, grillismo e mezzo: Via le provincie, il senato, dimezziamo gli stipendi, gli enti, i costi. Magri per scoprire che sono uno scarso 2 per cento su 800 miliardi, ma che si vuole dal cretinismo parlamentare?

Ed è da lì che bisogna rincominciare. Non dalle granuola di inciviltà insultanti che hanno incupito e imbrattato i luoghi politici, dallo psiconano criminale all'ebetino di Palazzo Chigi, dalla salma del Quirinale a Capitan Fundus e a tutti i morti che camminavno con gli zombies, mentre s'avvicinava l'apriscatole decapitante Montecitorio.

E fuori c'erano le telecamere a frotte e pure i due bellimbusti che fanno selfie senza prendersi un calcio negli stinchi, ed era tutto uno squittio di domande crudeli, di inseguimenti per vicoli e trattorie e poi, in studio, tutti i talk irrompevano ad ogni ora nella trionfante serata della morte della politica, della fine inesorabile, del Caimano, del furore di forconi e separatismi pret a porter. Anni e anni di pacchia col Cav da spernacchiare.

Persino Santoro, che ne è il Dominus, l'Archetipo, lo Jupiter con i suoi dei e dee a corona, ha dovuto recitare i salmi funebri del talk.

Dimenticando, tuttavia,come del resto capita anche al nostro Califfo de naontri, che non c'è più al centro il Cav, e che l'avvento di Renzi ha sconfitto Grillo e ha comportato il recupero politico.

Ovvero il patto del Nazareno -di un Berlusconi ancorchè in fase calante, che i vari Califfi e loro cantori da talk show avevano adottato come punto di riferimento di inesauribili giochi al massacro con gli scoop intercettativi voyeuristici da character assassination.

L'antipolitica era il nutrimento velenoso di una Tv in cerca d'autore.

S'erano illusi i suoi Mangiafuoco imperversanti a tutte le ore, da mane a sera a notte inoltrata, di cavarsela prima, e a lungo, grazie allo speciale accanimento terapeutico contro il Cav e poi al Grillo del vaffa sbraitante del 100 per cento a me o me ne vado. Che pacchia, l'eterna vacanza, l'infinita ricreazione da talk show.

Illusionisti. Illusione, dolce chimera sei tu. Adesso si torna a scuola. A fare di conto. Ed è dura.

*www.opinione.it