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Anche se sulla carta mancano ancora i numeri

di Arturo Diaconale*

Pier Luigi Bersani, la vendetta. Il film che ci prepariamo ad assistere in occasione delle prossime elezioni per il successore di Giorgio Napolitano può essere sicuramente titolato in questo modo.

Bruciato a suo tempo dalla fronda renziana in occasione della mancata elezione prima di Franco Marini e poi di Romano Prodi al Quirinale, l’ex segretario del Partito Democratico, che dopo quello smacco dovette rinunciare al sogno di diventare Presidente del Consiglio e si trovò costretto a passare la mano proprio al suo nemico Matteo Renzi, ora punta alla rivincita.

E conta di farlo ripetendo la stessa identica operazione fallita in passato nella convinzione che le condizioni politiche attuali possono rendere possibile oggi ciò che risultò irrealizzabile allora.

L’arma con cui Bersani conta di vendicarsi su Renzi si chiama Romano Prodi. E la manovra con cui punta ad usare Prodi come spada per infilzare Renzi è la stessa andata a male in occasione della rielezione di Napolitano.

Cioè l’accordo con i parlamentari del Movimento Cinque Stelle e con quelli di Sel. Allora i grillini si rifiutarono di partecipare al gioco per non passare come degli “ascari” del Pd bersaniano.

Oggi che hanno superato le titubanze e gli scrupoli da neofiti dell’inizio della legislatura, appaiono più che disponibili a favorire un’operazione che di fatto punta a sgambettare Renzi ed a creare le condizioni per un clamoroso ribaltone.

Sulla carta i numeri non sembrano suffragare la strategia di Bersani. Gli anti-renziani del Pd più i grillini ed i vendoliani non sembrano in grado di battere l’asse del Nazareno e portare Prodi al Quirinale.

Ma quanto può reggere l’accordo tra Renzi e Berlusconi di fronte ad una candidatura (Prodi) che non è solo di bandiera, che può contare su un numero consistente di voti e che di fatto diventa il simbolo dell’alternativa al regime renziano fondato sul personalismo?

Bersani appare convinto che giocando la carta Prodi come alternativa della sinistra ulivista e plurale al cesarismo di Renzi, la maggioranza dei parlamentari del Pd oggi fedele al Premier possa vacillare e sfaldarsi.

Al punto da convincere lo stesso Renzi ad arrendersi e ad fare propria la candidatura di Prodi per non subire l’onta di una sconfitta totale.

Per impedire a Bersani di compiere la sua vendetta, il Presidente del Consiglio non ha altra strada che rinsaldare al massimo il Patto del Nazareno e puntare all’elezione di un candidato condiviso con il centrodestra alla quarta votazione.

Ma chi può essere il candidato condiviso con Berlusconi ed Alfano in grado di smorzare le suggestioni che il nome di Prodi accende all’interno del Pd?

In attesa di vedere se il cilindro di Renzi contiene un nome del genere non rimane che rilevare come il congresso del Pd non finisca mai.

E, soprattutto, come le beghe personali dei post-comunisti e dei post-democristiani di sinistra continuino a fare danni sempre più insopportabili al Paese.

Quando la finiranno sarà sempre tardi!

*www.opinione.it

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