Stampa
Visite: 526

l popolo italiano non è razzista

di Tullio Parlante

Probabilmente fuori dagli scranni di Montecitorio si ha tanto di quel tempo libero da permettere, a qualche ex  parlamentare, di trovare il modo di alimentare ancor di più - per "colpa" forse impropriamente dell'utilizzo del nome di battesimo  anziché quello d'arte - una polemica che non dovrebbe neanche essere preso in considerazione.

Non fosse altro che stiamo parlando di un grande evento mediatico appena conclusasi. Se la persona interessata non si è posta il problema dell'eventuale svista, perché qualche altra persona ha evidenziato l'eventuale errore di pronuncia rinverdendo  atteggiamenti condivisibili o meno in merito a una interpretazione di un certo modello e stile di vita?

Come l'uscita - in conferenza stampa - di un'altra persona popolare ai mass-media italiani che nella sua  considerazione evolutiva del perché si usano certi atteggiamenti, veniva posto in risalto solo le prime parole - che ha detta di alcuni erano considerate razziste - e non il giudizio più apprezzato per il contributo di idee e di spettacolo che la sua analisi generava.

Non è vero che ci sono troppi ignoranti in posizioni di potere al comando dello spettacolo più bello in Italia e nelle vetrine televisive, è vero il contrario.

Ci sono troppi personaggi conosciuti e meno conosciuti che alimentano in continuazione questa fiamma di malcostume facendo passare tutto per folle ipocrisia.

Questo malcostume popolare verso le persone di colore e verso chi interpreta la coppia normale (uomo e donna) come un fatto di costume sorpassato, non è altro che una forma di agonia repressa in pochi ma che vogliono condizionare i tanti. Non ci riusciranno.

Se non altro perché siamo tutti convinti che le cose si debbono affrontare con la determinazione che ogni atto merita.

A partire dall'unione dei colori fino all'accettazione di uno stile di vita che - probabilmente - prenderà possesso sulle idee generazionali.

E' ora di dire basta a questo stato di cose che traggono sempre linfa vitale - da parte di personaggi discutibili - da scompigli psicologici portati alla ribalta dall'informazione radio-televisiva e dalla carta stampata.

Il popolo italiano non è razzista, per cui, è ora di finirla nel condannare chiunque sbagli una vocale o una consonante nel giudizio di un fatto o di un atto.

Abbiamo un modello di vita che "probabilmente" non tutti accettano, ma da qui a far diventare una questione politica un errore come lo sbaglio di un cognome, dovrebbe solo far vergognare chi si impossessa di questi scivoloni senza matrice alcuna e senza alcun tipo di riferimento razionale.

Chi ha visibilità non può e non deve sfruttare i grandi salotti patriziani a favore di una Sua tesi personale, facendo passare un messaggio contorto con una forza di spinta propulsiva che non rispecchia il modo di essere della collettività, ma, cercare - piuttosto - di non esasperare più gli animi di persone che in questo particolare momento negativo del vivere quotidiano hanno altre priorità a cui dare seguito.

Si può condividere o meno una tesi, ma l'arroganza della visibilità non deve essere merce a favore solo di pochi che credono sempre di essere i portatori sani della verità o di un problema che "comunque" investe tutta la società.

Alimentare la fiamma del razzismo è un modo come un altro per far si che chi potrebbe non  è in grado o non vuole prendere in considerazione che spegnere la fiammella basta togliere ossigeno al contenitore dove la stessa esercita il suo calore.

E non sono pochi chi potrebbe farlo.