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Quello che non è successo in venti anni è successo in uno

di Paolo Biondi*

Silvio Berlusconi ci ha provato per 20 anni senza cavare un ragno dal buco.

In poco più di un anno invece Matteo Renzi è riuscito, un pezzo alla volta, a concentrare tutto il potere esecutivo nelle mani del presidente del Consiglio e a ridurre la collegialità del governo a poco più di una enunciazione di principio.

Un'ultima spallata domenica, nell'intervista al Messaggero, quando Renzi ha ricordato all'Ncd che la Costituzione consegna al presidente del Consiglio il potere di indicare al capo dello Stato, al quale spetta l'ultima parola, i ministri. Compreso il ministro per gli Affari regionali sul cui nome il partito di Angelino Alfano si sta (inutilmente) accapigliando.

Due giorni prima era stata una fonte di palazzo Chigi a invitare i cronisti a diffidare di bozze "tutt'altro che definitive" del Def, il documento economico programmatico stilato dal Tesoro, perché ancora non viste da Chigi.

Ricordate la famosa cabina di regia economica di Gianfranco Fini sulla quale si dimise il ministro del Tesoro Giulio Tremonti nel 2004? O lo scontro Tremonti-Berlusconi che, oliato dallo spread, portò alla caduta del governo del Cavaliere nel 2011?

Roba da archeologi. Il controllo anche sulle materie economiche è ora saldamente nelle mani di palazzo Chigi, senza discutere.

Il terzo passo della concentrazione di potere rintracciabile negli ultimi giorni è quello legato alle dimissioni di Maurizio Lupi da ministro delle Infrastrutture dopo l'arresto di Ercole Incalza, controllore delle Grandi opere.

Ora, con la nomina di Graziano Delrio, anche le infrastrutture sono legate a filo doppio con la presidenza del Consiglio.

Mentre si accendono quotidiane baruffe sulla riforma elettorale e su quella del Senato, in realtà la Grande Riforma Renzi l'ha già fatta: tutto il potere al premier. Una Grande Riforma passata senza nemmeno ricorrere a un voto di fiducia. Anzi: senza nemmeno un voto. Un altro elemento sostanziale della rivoluzione renziana.

*www.reuters.com

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